17 giugno 2019
Aggiornato 15:00
Greyball

Uber è nei guai: inchiesta penale negli Usa per software «anti-controlli»

Il dipartimento di Giustizia degli Usa ha aperto un'inchiesta penale contro Uber per aver utilizzato un software segreto al fine di eludere i controlli delle autorità delle città in cui operava senza licenza

Uber è sotto inchiesta penale negli Usa per un software anti-controlli.
Uber è sotto inchiesta penale negli Usa per un software anti-controlli. ( ANSA )

WASHINGTON – Il dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti d'America ha aperto un'inchiesta penale contro la multinazionale Uber, accusata di aver utilizzato alcuni software segreti per sottrarsi ai controlli delle autorità nelle città dove non aveva la licenza per poter svolgere il suo servizio privato di taxi. L'inchiesta penale segue l'inchiesta civile già aperta da tempo.

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Il software segreto di Uber
A rivelare per primo al mondo l'esistenza di Greyball era stato il New York Times. Greyball è un software super segreto (era super segreto) utilizzato da Uber per aggirare le leggi di alcuni città e sottrarsi ai controlli laddove non aveva la licenza per poter svolgere il suo servizio privato di taxi. Greyball permette agli autisti della multinazionale di sapere se la chiamata in arrivo arriva da un agente di polizia e, in tal caso, di evitare di incappare in controlli sgraditi. Uber, dopo lo scoop del Nyt, decise di correre ai ripari. Ma ormai era troppo tardi. E di li a poco sarebbe partita l'inchiesta penale in questione.

L'inchiesta penale contro Uber e gli altri guai
Sull’azienda di Travis Kalanick era già stata aperta un’indagine civile, alla quale ora si aggiunge anche l’inchiesta penale. Un altro brutto colpo per la multinazionale, che non naviga in acque tranquille viste tutta una serie di gatte da pelare come: la battaglia legale con Waymo, l'indagine interna per le accuse di molestie sessuali in azienda, la fuga dei manager e le accuse dell'ex presidente Jeff Jones che ha lasciato il suo posto di lavoro spiegando al mondo di avere «valori incompatibili» con la società dell'imprenditore statunitense Kalanick.

L'Antitrust si schiera con la multinazionale
Intanto, i guai di Uber proseguono anche in Italia. Il Tribunale civile di Roma aveva accertato «una condotta di concorrenza sleale» vietando alla società di «porre in essere il servizio di trasporto pubblico non di linea con l'uso della app Uber Black». E lo scorso giovedì 4 maggio un presidio di tassisti capitolini era sceso in piazza per protestare contro la decisione dell'Antitrust di schierarsi dalla parte della multinazionale, appoggiando il ricorso di Uber contro il Tribunale di Roma. Secondo Walter Drovetto, responsabile Ugl Taxi «è sconcertante che l’Antitrust abbia speso soldi pubblici per difendere chi in tutto il mondo è stato giudicato illegale e che non paga le tasse in questo Paese». La guerra non è tra taxi e Uber, aggiungiamo noi. Ma tra chi vuole (o cerca di) rispettare le regole e chi vuole la giungla.