Giustizia

Le ingiuste detenzioni costano allo stato pił di 30 milioni all'anno

Il MEF, Ministero dell'Economia e delle Finanze, ha comunicato che nei primi 5 mesi del 2017 son state pagate «ingiuste detenzioni» a 471 persone per un ammontare di circa 18 milioni di euro.

ROMA - Era molto più evoluto il codice di Hammurabi (1750 AC) dove erano previste sanzioni per i magistrati che sbagliavano, ora paga solo il contribuente. Il MEF, Ministero dell'Economia e delle Finanze, ha comunicato che nei primi 5 mesi del 2017 son state pagate «ingiuste detenzioni» a 471 persone per un ammontare di circa 18 milioni di euro. Nel 2016 l'ammontare complessivo di euro pagati dallo stato italiano, quindi noi contribuenti, per ingiuste detenzioni fu di 31.300.000 euro. L'ingiusta detenzione, che può essere subita sia in carcere che agli arresti domiciliari, si viene ad avere quando una persona è condannata in primo grado ed assolta in secondo oppure quando un presunto reo viene sottoposto a misure detentive prima del processo e poi assolto già in primo grado. Semplificando un po' possiamo dire che esistono due criteri fondamentali per calcolare il risarcimento:

  • quantitativo, ovverosia giorni trascorsi in detenzione ed un risarcimento di euro 237 al giorno e 117 se ai domiciliari
  • qualitativo: dove si cerca di valutare il danno che una persona ha avuto dalla privazione della libertà, oltre al danno della reputazione per gli articoli di giornale che hanno parlato dell'arresto e via dicendo.

Naturalmente non possiamo pretendere che i magistrati non sbaglino, fa un po' specie che sia l'unica categoria professionale a non dover rispondere dei propri errori. Se non fosse un po' troppo severo ci permetteremmo di dire che da questo punto di vista ci appare molto evoluto il Codice di Hammurabi del 1750 AC circa. Siamo in Babilonia, in Mesopotamia, e all'articolo 5 il codice recita «qualora un giudice esamini un caso, raggiunga una decisione, e presenti il suo giudizio per iscritto; qualora poi appaia un errore nella sua decisione, e ciò dipenda da sua colpa, paghi allora dodici volte la multa da lui stabilita nel caso, e sia pubblicamente rimosso dal posto di giudice, ne mai più vi sieda per rendere giustizia».