Allerta Npl nel Belpaese

Il Fmi punta il dito contro le banche italiane: «Sono troppe e piene di Npl»

Nel Global Financial Stability Report l'Istituto di Washington riconosce i progressi compiuti in Europa sul settore bancario, ma rileva che in Italia bisogna fare molto di più per risolvere il problema dei crediti deteriorati

La direttrice del Fmi, Christine Lagarde.
La direttrice del Fmi, Christine Lagarde. (ANSA/ EPA FELIPE TRUEDA)

WASHINGTON – Il Fondo monetario Internazionale punta il dito contro la montagna di crediti deteriorati nella pancia delle banche italiane. L'Italia detiene oltre un terzo dei complessivi mille miliardi di euro di Npl del sistema bancario dell'Eurozona.

Fmi: Troppi Npl in Italia
Il Fondo monetario internazionale riconosce i «consistenti progressi» compiuti in Europa sul settore bancario. «I coeffiencienti patrimoniali sono stati aumentati e di recente in Italia e Portogallo le banche si sono ricapitalizzate", afferma l'istituzione di Washington nel Global Financial Stability Report. Ma proprio guardando a questi due Paesi, l'istituzione rileva anche come si siano verificate riduzioni solo limitate dei libelli dei crediti deteriorati, rispetto ai recenti picchi, pur trattandosi di due dei Paesi in cui questi crediti problematici sono più elevati in Europa.

Bisogna fare di più
«Bisogna compiere altri progressi», afferma quindi il Fmi puntando il dito contro la mole di sofferenze bancarie del Belpaese. Secondo il rapporto semestrale dell'Istituto di Washington, il tasso lordo di Npl sul totale dei prestiti per un campione di banche italiane è del 12,2%, ma è sceso solamente dello 0,1% dal picco. Inoltre, il recupero del 70% dei crediti deteriorati è de facto incastrato nell'impasse del sistema giudiziario italiano, per questo il Fmi chiede al governo che faccia di più per favorire e incoraggiare le soluzioni stragiudiziali, anche attraverso un adeguamento della normativa fallimentare.

Troppe banche e troppi costi
Peraltro «in Italia, Portogallo e Spagna esiste un ampio numero di sportelli o personale rispetto agli attivi bancari - si legge ancora nel rapporto -. C'è anche un ampio numero di banche e una scarsa concentrazione».Il problema dei costi di gestione troppo alti rispetto ai ricavi degli istituti di credito è strutturale nel Belpaese e comporterà presto una riorganizzazione del sistema bancario che procederà verso l'aggregazione delle banche più piccole per promuovere una maggiore competitività internazionale soprattutto nei confronti dei giganti del credito. Il Fmi ha sottolineato anche la necessità di un esame più approfondito della situazione delle banche più piccole, quelle vigilate direttamente dalla Banca d'Italia e non dalla Bce, per far emergere la loro quota di Npl.