Allarme lavoro

Giovani senza lavoro, diventano autonomi solo a 40 anni: è emergenza generazionale

Il divario generazionale in uno studio della fondazione Visentini viene presentato come un vero e proprio dramma sociale. I giovani italiani non riescono a raggiungere l'indipendenza economica prima dei 30/40 anni

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti.
Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti. (ANSA/GIORGIO ONORATI)

ROMA - Se nel 2014 i giovani di vent'anni raggiungevano l'indipendenza economica dopo 10 anni, nel 2010 per realizzarsi impiegheranno 18 anni e nel 2030 addirittura ventotto. In sostanza, nel 2020 diventeranno «grandi» a quasi 40 anni, mentre nel 2030 a cinquanta. E' quanto rileva uno studio della fondazione "Bruno Visentini" presentato alla Luiss.

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I giovani diventano economicamente autonomi a 30/40 anni
I giovani italiani ci mettono sempre di più per diventare indipendenti economicamente. E lo diventano solo quando l'età della giovinezza è praticamente finita. Secondo il rapporto della fondazione «Bruno Visentini», è necessario un intervento diretto per fronteggiare quella che appare come una vera e propria «emergenza generazionale». La fondazione chiede al governo un «eccezionale» sforzo solidaristico nell'ambito un intervento organico e sistematico che ponga finalmente la questione giovanile al centro dell'attenzione politica.

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Serve un contributo solidaristico dalle pensioni più alte
Quello in essere è un vero e proprio dramma sociale, le cui conseguenze negative sull'economia e la società del futuro saranno pienamente visibili solo tra qualche anno. La fondazione propone quindi con urgenza, per combattere il fenomeno, una rimodulazione dell'imposizione fiscale con funzione redistributiva e un contributo solidaristico da parte delle generazioni che godono di pensioni più generose. Viene ipotizzato il coinvolgimento, per tre anni in un vero e proprio patto generazionale, di circa 2 milioni di pensionati posizionati nella fasce più alte attraverso una misura progressiva sia rispetto alla capacità contributiva che ai contributi versati.

L'emergenza generazionale brucia il 2,3% del Pil
Questo patto, sottolinea lo studio, sarebbe «doveroso, non solo sotto il profilo etico, ma anche sotto quello sociale ed economico». Nella ricerca presentata oggi alla Luiss si evidenzia anche che l'Italia «è penultima in Europa per equità intergenerazionale»: solo la Grecia, afflitta da una gravissima crisi economica, in questo momento fa peggio di noi. Vale la pena sottolineare che in Italia i giovani senza studio né lavoro ( i cosiddetti Neet) costano al paese ogni anno ben 32 miliardi di euro. La cifra è passata dai 23,8 miliardi di euro del 2008 a 32,65 miliardi del 2016. Rappresenta il 2,3% del Pil nazionale, che viene utilizzato per sostenere il peso di questa emergenza generazionale.