12 novembre 2019
Aggiornato 15:30
Sanzioni e scandali finanziari

Credit Suisse chiude il 2016 in profondo rosso e taglia 6mila dipendenti sulla scia degli scandali finanziari

Il titolo della seconda banca svizzera ha perso il 40% del suo valore nel 2016 a causa degli scandali finanziari che l'hanno coinvolta e che erano legati a certe polizze fantasma per coprire operazioni di riciclaggio

ROMA - Profondo rosso per Credit Suisse nel 2016. La seconda banca svizzera per dimensioni archivia l'esercizio dello scorso anno con una perdita di 2,4 miliardi di franchi a causa della sanzione patteggiata con le autorità americane da 5,28 miliardi di dollari per la vendita di quei prodotti finanziari tossici che hanno portato alla crisi economica internazionale del 2008.

Il titolo di Credit Suisse ha perso il 40% del suo valore
Il gruppo elvetico, a seguito delle pesanti perdite subite nel 2016, ha annunciato un piano di risoluzione dei costi che prevede nel corso dell'anno il taglio di un numero di dipendenti tra 5.600 e 6.500. Dopo gli scandali che l'hanno coinvolta e le sanzioni penali, il titolo di Credit Suisse ha perso il 40% del suo valore nel 2016. Vale la pena di ricordare che solo poco più di un anno fa la seconda banca svizzera per dimensioni aveva varato un aumento di capitale da 6 miliardi di dollari. Poco o nulla, però, ha potuto questa maxi operazione contro gli scandali finanziari che hanno determinato un'emorragia di liquidità e una crisi di fiducia nei clienti dell'istituto elvetico.

Gli scandali finanziari che hanno coinvolto la banca svizzera
L'indagine che ha visto Credit Suisse coinvolta in una maxi frode perpetrata con delle false polizze assicurative è stata aperta dalla Procura di Milano nel 2015 e per cancellare con un colpo di spugna la spinosa vicenda l'istituto svizzero ha dovuto versare 101 milioni di euro per imposte, interessi di mora e sanzioni all'Agenzia delle Entrate. Il colosso bancario svizzero è stato indagato per riciclaggio e circa 13mila presunti evasori fiscali italiani finirono nel mirino della Guardia di Finanza: 14 miliardi di euro sarebbero stati portati all'estero grazie a finte polizze assicurative – definite dagli investigatori di «copertura» - realizzate proprio da Credit Suisse.

Polizze fantasma e operazioni di riciclaggio
Come riporta Angelo Mincuzzi su Il Sole 24 ore, circa 8 miliardi di euro sarebbero risultati investiti da 4mila italiani in polizze unit linked del Credit Suisse Life & Pension Aktiengesellschaft (Cslp) e avrebbero permesso di trasferire i soldi all'estero con un vero e proprio stratagemma fiscale. Secondo le indagini, Credit Suisse avrebbe fatto sottoscrivere ai suoi clienti le polizze, che venivano vendute da due società con sede in Liechtenstein e alle Bermuda. Queste ultime, poi, si occupavano di retrocedere le ingenti somme di denaro alla stessa banca svizzera che – sempre secondo le indagini – avrebbe gestito i soldi dei clienti italiani. In pratica, le polizze fantasma avrebbero permesso all'istituto elvetico di riciclare il denaro facendo rientrare i soldi non dichiarati dall'estero. Nella vicenda è risultata coinvolta solo la casa madre svizzera, e non la sua controllata Credit Suisse Italy Spa, né le altre società italiane del gruppo. Ma l'indagine della procura di Milano si è chiusa con il patteggiamento di Credit Suisse, che ha preferito pagare un obolo per mettere l'accaduto in modalità silenzioso