6 dicembre 2019
Aggiornato 19:30
I giovani sono i nuovi poveri

Giovani sempre più poveri. Ecco perché gli under 35 sono ko

I giovani italiani sono sempre più poveri, mentre aumenta il reddito degli over 65. Le nuove generazioni stanno subendo un vero e proprio ko economico e alle origini del divario dei redditi tra under 35 e over 65 c'è il calo delle assunzioni

ROMA – I giovani sono sempre più poveri. Per la prima volta nella storia dello Stivale gli under 35 saranno più poveri dei loro padri, dei loro nonni e perfino dei loro coetanei di 25 anni fa. Oggi i cosiddetti millenials stanno subendo un vero e proprio ko economico. A dirlo, numeri alla mano, è il Censis nel suo Rapporto sulla situazione sociale del paese per il 2016. E noi vi spieghiamo perché il divario tra i millenials e le generazioni precedenti sta diventando sempre più incolmabile.

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I giovani italiani sono sempre più poveri
I giovani italiani sono sempre più poveri. Rispetto alla media della popolazione, oggi le famiglie dei giovani con meno di 35 anni hanno un reddito più basso del 15,1% e una ricchezza inferiore del 41,1%. E il confronto con la situazione di 25 anni fa è davvero impietoso. Il Censis rileva, nel suo Rapporto sulla situazione sociale del paese per il 2016, che i giovani di oggi hanno un reddito del 26,5% più basso di quello dei loro coetanei di allora, che invece potevano vantare un reddito solo del 5,9% più basso rispetto alla media della popolazione del 1991. Per gli over 65, invece, è accaduto esattamente l'opposto: a fronte di un impoverimento dei giovani, sono diventati più ricchi.

Aumenta il reddito degli over 65
Il reddito degli over 65, rispetto a quello medio della popolazione è aumentato del 24,3%. La ricchezza degli attuali millennial è invece inferiore del 4,3% rispetto a quella dei loro coetanei del 1991, mentre per gli anziani è maggiore addirittura dell'84,7%. Sono dati da capogiro che fanno rabbrividire chi (come la sottoscritta) appartiene agli under 35. Il divario tra i giovani e il resto degli italiani si è ampliato nel corso del tempo, divenendo un vero e proprio fenomeno preoccupante capace di mettere a rischio non solo la ripresa economica nazionale ma anche la tenuta del sistema previdenziale.

Gli under 35 sono ko
Nel 1991 il 49,7% dei giovani era proprietario dell'abitazione in cui viveva, ma già nel 2014 la percentuale è scesa del 43,9%. Gli anziani proprietari dell'abitazione sono invece decollati nello stesso periodo dal 64,7% al 75,2%. Negli ultimi 10 anni il tasso di disoccupazione dei 15-34enni è quasi raddoppiato, passando dal 13,5% la 23,2% mentre tra le persone con oltre 35 anni e oltre è aumentato del 4,6% . La quota di giovani che, con il proprio reddito, arriva con difficoltà alla fine del mese è pari al 43,5%: ovvero quasi 20 punti percentuali in più rispetto a dieci anni fa, mentre la percentuale è pari al 34,4% tra gli adulti e al 34,2% tra gli anziani. In parole povere, i giovani di oggi stanno subendo un vero e proprio ko economico. Ma perché?

Alle origini del divario dei redditi
Uno dei nodi più importanti riguarda certamente la difficoltà degli under 35 di trovare lavoro (e conservarlo nel tempo). Troppo spesso, infatti, i millenials hanno a che fare con lavori precari. Si cimentano in uno slalom estenuante tra contratti a progetto, contratti a tempo determinato, voucher, apprendistato, tirocini. Senza mai vedere la luce in fondo al tunnel: la tanto agognata assunzione. Quest'anno le assunzioni a tempo indeterminato sono diminuite di ben 562.404 unità rispetto al periodo gennaio-settembre del 2015, quando il boom delle assunzioni era stato determinato soprattutto dagli sgravi fiscali. Il tasso di disoccupazione giovanile in Italia è ancora tra i più alti d'Europa ed è pari al 36,4% (che sarà pure il dato più basso dal 2012, ma fa comunque paura). Ma c'è di più.

Le nuove assunzioni sono diminuite
Oltre al fatto che le assunzioni sono diminuite, c'è un altro dato interessante da considerare. Quelle (poche) che effettivamente vanno a buon fine riguardano soprattutto stipendi medio-alti. Ma è difficile credere che i giovani alla prima assunzione possano far parte di questa categoria. E infatti, come riporta Gianni Balduzzi su Linkiesta, negli ultimi tre anni la percentuale di neo-assunti con più di 50 anni di età è salita dal 13,11% al 16,18% per i contratti a termine e dal 17,43% al 20,07% a tempo indeterminato. Mentre è diminuita in maniera significativa la porzione di neo-assunti under 40. In pratica, non solo le assunzioni sono diminuite, ma vengono assunti soprattutto gli «anziani» rispetto ai giovani, che così restano (ancora una volta) al palo.

Perché i millenials restano al palo
La faccenda sembra alquanto strana, perché in un'economia in ripresa sarebbe normale assistere a un ricambio generazionale. Risorse fresche dovrebbero fare il loro ingresso nel mondo del lavoro e mettere al servizio dell'economia reale il loro tasso di produttività (più alto di quello degli over 40) e la loro capacità di innovare. E invece assistiamo esattamente al fenomeno inverso: più lavoro agli anziani e meno ai giovani. Perché? Una delle risposte risiede certamente nell'alto costo del lavoro, con cui le imprese italiane devono necessariamente fare i conti. E allora, per aumentare il tasso di produttività, in tempi di crisi può diventare più profittevole assumere un lavoratore qualificato con esperienza invece di un giovane più sprovveduto. Ma così facendo la ripresa economica (quella vera, non quella degli zero virgola) sarà di là da venire.