14 giugno 2024
Aggiornato 11:00
Trump fa volare i tassi Usa

Trumpflation, The Donald riuscirà a vincere la trappola della liquidità?

L'elezione di Donald Trump potrebbe avere importanti conseguenze sulla politica monetaria statunitense e già si parla di «Trumpflation». Ecco cos'è e perché potrebbe sconfiggere la trappola della liquidità facendo lievitare i tassi Usa

ROMA – E già si parla di «Trumpflation». E' la prospettiva di una fase di rialzi inflazionistici determinata dalle politiche economiche espansive, dai tagli alle tasse e dagli stimoli annunciati dal neo presidente eletto degli Usa Donald Trump. Ed è quello che secondo autorevoli osservatori sta determinando la pioggia di vendite sui titoli di stato americani. Ma il vicepresidente della Bce, Vitor Constancio, ci invita a essere prudenti.

Arriva la «Trumpflation»
Una raffica di vendite sui titoli di stato americani. E' quello che sta accadendo oltreoceano e che oggi ha permesso ai rendimenti di segnare nuovi incrementi record (LEGGI ANCHE "Effetto Trump sui mercati. Le banche incredibilmente brindano. Mentre la Apple trema"). Sui Treasuries decennali i tassi hanno oltrepassato il 2,20 per cento per la prima volta da quasi un anno. E sui treasuries a 30 anni i rendimenti hanno raggiunto il 3 per cento. Secondo il vicepresidente della Bce, Vitor Constancio, intervenuto alla euro finance week a Francoforte, questa è la risposta dei mercati finanziari alla promesse elettorali di Donald Trump, cheintende perseguire politiche monetarie espansive a base di investimenti in infrastrutture e tagli alle tasse.

Le reazioni dei mercati all'elezione di The Donald
I mercati sono guidati dalla teoria che gli stimoli di bilancio, in questa fase del ciclo, possono rompere la trappola di liquidità che ha imprigionato la crescita nelle economie avanzate. perciò gli investitori stanno vendendo bond - le cui quotazioni hanno perso l'equivalente di 1.000 miliardi di dollari in questi giorni, cioè proprio l'ammontare del piano di stimoli che vorrebbe portare avanti Trump - e acquistando azioni. «Questo movimenti derivano dall'aspettativa che gli stimoli faranno aumentare la crescita e l'inflazione, consentendo una normalizzazione della politica monetaria Usa - ha proseguito Constancio - e un aumento dei tassi».

I 3 fattori che potrebbero rallentare la crescita
Ma il vicepresidente della Bce ha messo in guardia dal trarre «facili conclusioni ottimistiche» da queste prime reazioni dei mercati. Non sarà facile per The Donald riuscire dove anche anni di quantitative easing hanno fallito. Alla lunga, secondo Constancio, tre fattori «potrebbero mitigare se non invertire i loro effetti positivi a livello internazionale». Il primo è la possibile ripresa del protezionismo commerciale. Il secondo è il massiccio deflusso di capitali dai Paesi emergenti, che può frenarne la crescita. Il terzo riguarda l'Europa, perché «i suoi problemi interni potrebbero impedirle di beneficiare pienamente dall'accelerazione Usa» e una serie di rischi politici «potrebbe determinare shock economici».