29 settembre 2020
Aggiornato 19:30
Finanza

Tre in lizza per Borsa Italiana, dagli svizzeri di Six l'offerta più alta

Secondo indiscrezioni, l’offerta svizzera di Six è la più alta e valorizza Borsa Italiana tra 3,5 e 4 miliardi di euro. Nel 2007 il London Stock Exchange pagò 1,6 miliardi per le medesime attività

La Borsa italiana a Milano
La Borsa italiana a Milano ANSA

MILANO - Allo scadere del termine per la presentazione delle offerte non vincolanti, sono tre i concorrenti in lizza per acquistare il gruppo Borsa Italiana dal London Stock Exchange Group (Lseg). Le offerte sono arrivate dalla tedesca Deutsche Boerse, dall'operatore svizzero Six e da Euronext (che gestisce le borse valori di Belgio, Francia, Irlanda, Paesi Bassi, Norvegia e Portogallo) insieme a Cdp Equity e Intesa Sanpaolo. Ora il Lseg valuterà le tre offerte e lo step successivo, a quanto si apprende, potrebbe essere la richiesta di presentare delle offerte vincolanti rivolta a tutti e tre i pretendenti, a meno che la rosa non venga ristretta. Tutte e tre le offerte sono però ritenute molto serie e dunque non è escluso che la corsa possa proseguire per tutti.

Questa seconda fase si dovrebbe svolgere nelle prossime settimane. Al momento, non è stata ancora definita una data precisa per le offerte vincolanti, ma è verosimile supporre che sarà entro metà-fine ottobre. A «dettare» i tempi al Lseg, infatti, è il dossier Refinitiv, il fornitore di dati finanziari statunitense che l'operatore britannico vuole acquisire per 27 miliardi di dollari. Il verdetto dell'Antitrust europeo sull'operazione è atteso entro il 16 dicembre prossimo e, per favorire il via libera, il Lseg dovrà aver già individuato prima di allora un acquirente delle proprie attività italiane.

Da Six l'offerta più alta

I termini economici delle tre offerte non vincolanti non sono stati ufficializzati. Secondo indiscrezioni, quella di Six avrebbe il valore più elevato. Ma il prezzo non sarà l'unico parametro al quale guardare. Nella valutazione, Lseg dovrebbe tenere conto anche di altri fattori. Primi tra tutti, le garanzie sul grado di autonomia che verrà lasciata a Borsa Italiana e gli impegni circa il piano di investimenti da effettuare sulle piattaforme di piazza Affari.

Da considerare, peraltro, il delicato tema della posizione dei governi coinvolti, tanto che in questi giorni vari osservatori hanno rilevato che proprio la politica potrebbe essere un ostacolo alla cessione di Borsa Italiana. La posizione del governo italiano è stata chiara: di recente il ministro dell'Economia Roberto Gualtieri ha auspicato che il gruppo Borsa Italiana «trovi la sua collocazione strategica all'interno del Mercato Unico e dell'Eurozona, con partner industriali e finanziari che possano sostenere e rinforzare al meglio il progetto di un mercato dei capitali unico a livello europeo».

Il governo, in stretto raccordo con le autorità di vigilanza, sta «seguendo con attenzione gli sviluppi dell'operazione, consapevole dell'importanza strategica che Borsa Italiana e Mts hanno per il corretto funzionamento del mercato finanziario italiano e per l'intero sistema economico e produttivo italiano». In base alla normativa sul golden power e alle normative di settore sui mercati, le offerte su Borsa Italiana «saranno oggetto di vaglio» da parte del governo e delle autorità di vigilanza, «al fine di assicurare la sana e prudente gestione, la competitività e la tutela degli interessi pubblici sottesi a tali asset strategici». Considerato che Borsa Italiana «può dare un contributo fondamentale nella ripartenza del Paese».

Attualmente, il Lseg controlla pressochè al 100% Borsa italiana (che incorpora la piattaforma Mta), la quale a sua volta controlla: il 63% di Mts (il mercato dei titoli di Stato di cui il resto del capitale è frazionato tra diversi soggetti finanziari tra i quali anche Intesa Sanpaolo), la Cassa Compensazione e Garanzia, Monte Titoli ed Elite.