14 ottobre 2019
Aggiornato 11:30
Unicredit migliora il capitale

Unicredit vola in Borsa, ma ecco cosa rischia nei prossimi mesi

Unicredit ha pubblicato i dati positivi del terzo trimestre 2016 e il titolo ha ripreso vigore a Piazza Affari. Il colosso del credito italiano dovrà però affrontare diverse sfide nei prossimi mesi e guardarsi dalle velleità dei francesi

Unicredit rafforza il capitale e vola in Borsa.
Unicredit rafforza il capitale e vola in Borsa. Shutterstock

MILANO – Meno utile e più capitale nel terzo trimestre di Unicredit. Il colosso per eccellenza del sistema bancario italiano ha diffuso gli ultimi risultati del gruppo. Unicredit ha chiuso il terzo trimestre con un utile netto di 447 milioni di euro (-11,8% rispetto al dato del 2015), un dato inferiore alle attese degli analisti. Ma il Cet1 fully loaded si è attestato a 10,82%. Per questo a Piazza Affari il titolo oggi ha segnato un forte rialzo. Dietro l'angolo, però, ci sono le pesanti svalutazioni che l'istituto dovrà realizzare per smaltire 51 miliardi di crediti deteriorati. C'è l'aumento di capitale all'orizzonte. E l'incognita referendum. Ma non solo.

I dati del terzo trimestre di Unicredit
Il gruppo Unicredit ha chiuso i primi 9 mesi del 2016 con un utile netto di 1,8 miliardi di euro, in crescita del 14,7% rispetto ai primi 9 mesi 2015. L'utile netto del terzo trimestre dell'anno però si è attestato a 447 milioni (-11,8% rispetto al dato del 2015): una cifra inferiore alle attese del consensus degli analisti pubblicato sul sito dell'istituto, che convergeva invece su 467 milioni di euro. Al risultato del trimestre, sottolinea il comunicato, hanno contribuito positivamente «tutte le divisioni».  Il Cet1 fully loaded si è attestato a 10,82%.

I problemi del colosso del credito italiano
Il colosso del credito italiano è però alle riprese con diversi problemi tutt'altro che irrilevanti (LEGGI ANCHE "Banche, lo slalom di Unicredit tra cessioni e sofferenze in attesa del referendum): il nuovo piano industriale, la necessità di smaltire le sofferenze in pancia all'istituto (51 miliardi di crediti deteriorati, per la precisione) e l'imminente aumento di capitale (gli analisti di settore ritengono che l'istituto guidato da Mustier avrebbe bisogno di almeno 8 miliardi di euro, ma secondo il Financial Times sarà necessario ricorrere a un'operazione mostre da circa 10 miliardi di euro). Unicredit deve necessariamente rafforzare e ottimizzare la sua dotazione di capitale – troppo vicina ai minimi richiesti dai regolatori -, e non può rinviare oltre la prossima primavera la sua ricapitalizzazione. Ma chi ci metterà i soldi?

Un aumento di capitale da 10 miliardi
A questa domanda non è facile rispondere, perché gli investitori scarseggiano. Non a caso il nuovo piano industriale verrà presentato al mercato solo il prossimo 13 dicembre 2016: dopo il referendum costituzione che è una spada di Damocle sulla testa di Unicredit così come sulla testa delle altre banche italiane in difficoltà. Il legame con il referendum è presto spiegato: poiché i mercati premiano la stabilità politica, qualora vincesse il «no» potrebbe essere ancora più difficile reperire le risorse necessarie all'istituto. Per il momento a Unicredit non resta che aspettare. Sul suo destino, tuttavia, c'è una teoria interessante che coinvolgerebbe il neo amministratore delegato Jean-Pierre Mustier (LEGGI ANCHE: Unicredit, Jean-Pierre Mustier: ecco chi è il nuovo ad") e nientepopodimeno che Société Générale.

I francesi vogliono mettere le mani su Unicredit e Generali?
Secondo Lettera43 i francesi vorrebbero mettere le mani su Unicredit e Generali. Monsieur Mustier, in questo caso, sarebbe l'uomo giusto al posto giusto. Non solo perché francese doc, ma soprattutto perché è una vecchia conoscenza proprio di SocGen, nella quale ha esordito professionalmente parlando nel lontano 1987 fino a diventare responsabile dell'Investment banking. Vale la pena di ricordare che attualmente Société Générale è il secondo maggiore azionista di Generali con il suo 4,2%. Alle sue spalle c'è solo Mediobanca che detiene il 13,2%. Qualora riuscisse ad assumere un ruolo rilevante in Unicredit sarebbe a un passo dal controllo di Trieste perché avrebbe a disposizione il primo pacchetto azionario di Mediobanca (pari all'8,56%) e potrebbe unirlo a quello detenuto da Vincent Bolloré (pari all'8%), il primo azionista di Vivendi, che ha anche una quota di Telecom. In parole povere, se ai francesi riuscisse di mettere insieme queste tessere del puzzle patrimoniale di Unicredit e Generali, i due colossi italiani del credito e delle assicurazioni potrebbero diventare conquista d'Oltralpe.