28 settembre 2021
Aggiornato 18:30
10 mld di tagli

La Corte dei Conti promuove la spending review, ma ammonisce il governo: «La crescita è troppo modesta»

Secondo la Corte dei Conti la ripresa deve essere consolidata a pieno. Bisogna intervenire sul debito pubblico, sull'ipertrofia di enti e strutture pubbliche e anche sui contenziosi aperti con l'UE

ROMA - La Corte dei Conti, nella Relazione sul Rendiconto Generale dello Stato 2015, oggi promuove la spending review. Ma non manca di sottolineare la necessità di consolidare la ripresa e intervenire per ridurre il debito pubblico nazionale.

Corte dei Conti: La ripresa deve essere consolidata
«L'uscita dalla lunga recessione e il riavvio un processo di sviluppo economico e di ripresa dell'occupazione sono segnali importanti, che devono essere colti a pieno e consolidati» con una attenta calibratura delle linee di azione dei governi dei paesi europei. Lo scrive Angelo Buscema, presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti in sede di controllo, nella relazione sul rendiconto generale dello Stato 2015.

La crescita è troppo modesta
Per la Corte, si tratta di «un bilanciamento particolarmente difficile per l'Italia», dove il recupero della crescita del prodotto lordo, dopo la lunga crisi, appare ancora «troppo modesto e, soprattutto in ritardo rispetto alla ripresa in atto negli altri paesi europei».Secondo Buscema è necessario intervenire su più fronti. Innanzitutto, «l'attuale ipertrofia di enti e strutture (comprese le autorità indipendenti) richiede che si attivi una concreta attività di sfoltimento degli stessi», partendo dai casi in cui più evidente è la duplicazione delle competenze e la sostanziale mancanza di un interesse pubblico attuale alla loro sopravvivenza.

Bisogna intervenire sull'ipertrofia di enti e strutture
Il Procuratore generale Martino Colella nel "Giudizio sul rendiconto generale dello Stato 2015" ricorda che questi enti si reggono dal punto di vista finanziario esclusivamente grazie a contributi e partecipazioni pubbliche e un loro sfoltimento potrebbe contribuire «all'auspicato contenimento della pressione fiscale». E' necessario intervenire anche sul problema del contenzioso tra l'Italia e le Corti di Strasburgo (organo giurisdizionale internazionale) e del Lussemburgo (istituzione della Ue), che ha riflessi economici negativi sul bilancio dello Stato. Le venti condanne inflitte nel 2015, infatti, hanno generato sanzioni per 1,9 miliardi.

L'inversione di tendenza nel 2015
L'anno 2015 «segna per la prima volta una inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti», in quanto i giudizi definiti, che hanno riguardato l'Italia, passano da 44 a 24, sottolinea il Procuratore generale. E inoltre sono scese da 89 a 83 le procedure di infrazione in materia ambientale. La Corte dei Conti segnala, infine, che nel periodo 2007-2013 le rettifiche finanziarie adottate dalla Commissione Ue sul bilancio statale tricolore sono state pari 928 milioni di euro.

Il problema del debito
Buscema, a sua volta, non ha dimenticato di sottolineare la necessità di ridurre il debito sia per sostenere la ripresa che per assecondare le aspettative degli operatori finanziari. "L'elemento di maggiore vulnerabilità dell'economia italiana", vale a dire l'elevato debito pubblico, impone alle politica economica, «un dosaggio molto attento» nel conciliare interventi di sostegno della crescita e di stabilizzazione del ciclo economico e «interventi che assicurino un rientro del debito in tempi certi, fondamentale per le aspettative dei mercati», ha concluso il presidente di coordinamento delle Sezioni Riunite della Corte dei Conti in sede di controllo.