14 novembre 2019
Aggiornato 06:30
Legge di bilancio

Manovra, l'«anticipazione» di Pierre Moscovici: Non ci sarà bocciatura. Nonostante le cifre

Il commissario europeo agli Affari economici: «Non ci sono due pesi e due misure. Bruxelles non agisce in base al colore politico dei governi»

Il commissario europeo agli Affari Economici, Pierre Moscovici
Il commissario europeo agli Affari Economici, Pierre Moscovici ANSA

BRUXELLES (ASKANEWS) - La Commissione europea ha confermato oggi a Bruxelles, per bocca del commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, di non avere alcuna intenzione di «bocciare» la manovra finanziaria del governo, né di chiedere l'avvio (almeno per ora) di una procedura contro l'Italia per violazione delle regole del Patto di Stabilità. E questo nonostante il fatto che le previsioni economiche pubblicate oggi dall'Esecutivo comunitario vedano per l'Italia un peggioramento del deficit strutturale (dal 2,2% del Pil quest'anno al 2,5% nel 2020 e al 2,9% nel 2021) e un aumento del debito pubblico (arrivato già quest'anno al 136,2% del Pil, dopo il 134,8% del 2018, e atteso al 136,8% nel 2020 e al 137,4% nel 2021).

Durante la conferenza stampa di presentazione delle previsioni, è stato chiesto a Moscovici se non stesse usando «due pesi e due misure», con un trattamento di favore all'attuale governo italiano, rispetto all'atteggiamento molto più duro ed esigente tenuto l'anno scorso nei confronti del governo precedente. Il commissario ha risposto di no, che «non ci sono due pesi e due misure», e che Bruxelles non agisce in base al colore politico dei governi. Ma poi ha aggiunto: «Non si può comparare il dibattito di oggi con lo scontro di un anno fa» tra la Commissione e l'Italia.

In effetti, l'anno scorso, il governo giallo verde presentò a Bruxelles una manovra che, in modo dichiarato ed evidente, sfidava le regole del Patto di Stabilità, e introduceva in particolare una misura, «Quota 100», antitetica alle raccomandazioni Ue; e quando la Commissione gli chiese di ripresentare il programma di bilancio in una versione riveduta e corretta, il governo rimandò un testo pressoché invariato. Il governo attuale, invece, dichiara di voler rispettare la disciplina di bilancio e le regole dell'Ue, anche se utilizzando previsioni proprie, leggermente più ottimistiche di quelle della Commissione, e chiedendo di ricorrere il più possibile alle clausole di flessibilità.

Poi, come la Commissione riconosce esplicitamente, c'è una «diminuzione dell'incertezza politica», dovuta a un governo europeista in cui nessuno più mette in dubbio la partecipazione all'euro; ciò che si traduce in una riduzione del famigerato spread, ovvero degli interessi pagati sul debito pubblico, con un guadagno considerevole per le casse dello Stato e per l'economia nazionale («Condizioni favorevoli e la diminuzione dell'incertezza politica possono sostenere la crescita nel brevissimo termine», si legge nelle previsioni).

Questa diversa percezione da parte dei mercati finanziari ha avuto effetto a partire da luglio-agosto, è continuata anche sulla base delle dichiarazioni sulla possibile durata del nuovo governo fino alle elezioni presidenziali del 2022, e si calcola che varrà 0,4 punti percentuali di Pil (7 miliardi di euro) nel 2020, dopo avere già fatto risparmiare 1,8 miliardi quest'anno (lo 0,1% del Pil).

Poi ci sono nella manovra dell'attuale governo molte misure che la Commissione apprezza, perché coerenti con le sue raccomandazioni: la lotta all'evasione fiscale, gli incentivi agli investimenti e quelli al lavoro femminile, la riduzione del cuneo fiscale... Anche il Reddito di cittadinanza (una delle poche misure, se non l'unica, del precedente governo giallo verde che la Commissione aveva giudicato positivamente), continua a piacere a Bruxelles, perché sostiene i consumi e mira all'attivazione di politiche attive di collocamento, (sebbene queste ultime ancora non si vedano); e poi le tasse ambientali, quelle sul gioco d'azzardo, e i tagli alla spesa pubblica (un miliardo di euro, da attivare se sarà necessario, come clausola di salvaguardia).

Insomma, è soprattutto una questione di atteggiamento da parte del governo, di propensione al dialogo invece che al confronto a muso duro; una questione di «clima». E il clima, a Bruxelles, sembra che valga anche più di numeri, decimali e percentuali.

La Commissione non apprezza invece la continuazione temporanea di «Quota 100», come qualunque misura che allarghi la possibilità di ricorrere al prepensionamento anticipato. Per esempio, la possibilità di andare in pensione con 42 anni e 10 mesi di anzianità di servizio, indipendentemente dall'età anagrafica, a causa del blocco fino al gennaio 2027 dell'adeguamento automatico dei requisiti alle dinamiche dell'attesa di vita. E resta, come ha sottolineato Moscovici, l'esigenza di riforme strutturali per aumentare la competitività e la produttività dell'economia italiana.