7 dicembre 2019
Aggiornato 01:00
Conti pubblici

Carlo Cottarelli sul «piano choc» di Renzi: 120 miliardi d'investimenti? Aumentano il debito

L'ex commissario alla spending review: «Bene investimenti pubblici ma allora darsi regolata su spesa. Ilva? Nazionalizzare non risolve il problema»

Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review
Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review ANSA

ROMA - In un'intervista a La Stampa, Matteo Renzi ha parlato di un piano choc per l'economia, 120 miliardi in tre anni, dicendo che i fondi ci sono ma in una intervista a Circo Massimo su Radio Capital Carlo Cottarelli, ex commissario alla spending review avverte: «Uno stanziamento è una decisione legale di prendere a prestito soldi. Nel momento in cui, per dire, i 120 miliardi vengono spesi fanno aumentare il debito e il deficit. Non è che ci sono soldi in cassaforte e si spendono. Io sono d'accordissimo a fare investimenti pubblici, ma esiste un vincolo di bilancio per cui se si fanno tanti investimenti pubblici magari devi darti una regolata sulla spesa corrente, che è andata in su l'anno scorso e che continua a salire quest'anno».

Aumenta leggermente la pressione fiscale

«La pressione fiscale aumenta leggermente, probabilmente di uno 0,1, poi vedremo la legge di bilancio. Ma bisogna capire che nel cosiddetto tendenziale, cioè nell'andamento della finanza pubblica prima della legge di bilancio, le tasse tendevano a scendere perché erano stati presi provvedimenti in passato con pieno effetto nel 2020, quindi le tasse aggiunte in manovra compensano la riduzione che ci sarebbe stata altrimenti. Io nei talk show ci vado: ci sono 7-8 persone intorno a un tavolo, hai 30 secondi per spiegare, uno dice una cosa che non è vera e non c'è modo di smentirlo. Toccherebbe alla persona che dirige il dibattito dire che la cosa è sbagliata, e invece non viene fatto», ha aggiunto.

Ilva? Nazionalizzare non risolve il problema

«Ma nazionalizzare non risolve la sostanza del problema: serve una politica industriale, non è facilissima ma bisogna farla. Immagino che ci siano anche investitori privati che possano fare certe cose, non c'è nessun motivo per cui un'acciaieria debba essere gestita dallo Stato», ha ribadito. A chi parla di un aiuto da Cassa Depositi e Prestiti, il direttore dell'Osservatorio sui Conti Pubblici della Cattolica di Milano ricorda che «Cdp ha le sue regole, che sono state l'argine perché non intervenisse in certi casi, come quando ci sono aziende in crisi. Se la si evoca a caso? Non sarebbe la prima volta...».

Sangalli: «Priorità resta riforma aliquote Irpef»

La priorità resta «la riforma complessiva delle aliquote Irpef a vantaggio per tutti, così da costruire un'alleanza tra i contribuenti in regola, secondo il sacrosanto principio del pagare tutti per pagare meno». Lo ha detto il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, intervenendo al convegno sul mondo delle professioni, commentando la manovra economica. «Diamo volentieri atto al governo di aver disinnescato gli aumenti Iva. Un passaggio per il quale come Confcommercio ci siamo battuti con convinzione, consapevoli che si sarebbe tradotto in 23 miliardi di maggiori imposte, spalancando così la porta alla recessione», ha aggiunto. Secondo Sangalli, resta «il tema della crescita, bisogna rafforzare l'impegno per la crescita. Del resto l'obiettivo programmatico oggi è quello di un tasso di crescita, nel 2020, dello 0,6 per cento del Pil, con il rischio di una previsione al ribasso, considerate le crescenti tensioni internazionali».