29 settembre 2020
Aggiornato 13:00
Le conseguenze delle misure varate

Bce, ecco perché il bazooka di Draghi non piace alle banche. E cosa cambierà per tutti noi

Le banche non hanno fatto i salti di gioia e il loro ruolo sarà invece determinante affinché il cannone di Draghi centri il suo bersaglio. Ecco le ragioni per cui gli istituti bancari europei non gradiscono la scelta della BCE

ROMA - Le misure di stimolo all'economia reale annunciate ieri da Mario Draghi hanno avuto ripercussioni positive sui mercati finanziari. L'iniezione di liquidità decisa della BCE sembra essersi trasformata in un'arma ancora più potente per l'economia nel suo complesso: una buona dose di fiducia. Tuttavia, le banche non hanno fatto i salti di gioia e il loro ruolo sarà invece determinante affinché il cannone di Draghi centri il suo bersaglio. Ecco le ragioni per cui gli istituti bancari europei non gradiscono la scelta della BCE. 

Le conseguenze delle misure varate sui mutui bancari
Le misure varate ieri dalla BCE renderanno innanzitutto ancora più leggeri prestiti e mutui, anche se in maniera differenziata. Per i mutui, infatti, la sforbiciata di Draghi ai tassi di interesse si farà sentire solo per coloro che hanno un mutuo a tasso variabile: mentre per chi ha un mutuo a tasso fisso la rata resterà invariata. Un impatto certamente più positivo avrà invece su coloro che devono prendere adesso un mutuo o un prestito (famiglie e imprese), che potranno giovarsi perciò delle nuove misure decise dalla BCE.

La strategia della BCE
La strategia della BCE è quella di rafforzare il canale di trasmissione del credito all'economia, agevolando innanzitutto famiglie e imprese. Oltre al taglio dei tassi di interesse, l'altra grande novità delle misure varate ieri è la seconda versione del programma Tltro, i finanziamenti alle banche destinati a erogare credito proprio a famiglie e imprese:gli istituti di credito che ne concederanno sopra l'indice di riferimento avranno la possibilità di prendere denaro dalla BCE a tassi negativi. Questo, in parole più semplici, significa che Draghi arriverà a "pagare" le banche affinché prestino a terzi il loro denaro.

I finanziamenti Tltro
Nella prima versione i finanziamenti Tltro prevedevano un tasso di interesse dell'1% e il rimborso entro tre anni. I Tltro2 invece durano 4 anni e il tasso di interesse sarà quello marginale in vigore (oggi pari a zero), perciò se le banche chiederanno finanziamenti superiori al loro benchmark pagheranno un tasso che sarà la differenza tra quello marginale e quello sui depositi (-0,40%): rimborsando alla BCE meno denaro di quanto ne hanno preso in prestito. Il taglio dei tassi di interesse ha, tuttavia - e soprattutto per le banche - anche degli effetti collaterali negativi.

Perché alle banche non piace il taglio dei tassi
In primo luogo proprio sugli istituti di credito, che dovranno pagare una vera e propria tassa sulla liquidità parcheggiata presso la BCE, sia quella in eccesso sia quella obbligatoria. Infatti, il tasso sui depositi bancari parcheggiati presso la BCE normalmente la remunerazione che spetta alle banche per il denaro messo sul suo conto. Ma ora questo tasso è negativo: significa che accade il contrario. Le banche non vengono più remunerate per questo, ma devono anzi pagare una tassa per depositare il loro denaro.

Un conflitto d'interessi?
Inoltre, ogni qual volta si riducono i tassi ufficiali, si riduce anche il margine di guadagno potenziale che gli istituti possono ricavare dall’attività di impiegare la liquidità prestandola a famiglie e imprese. Per queste ragioni, le banche non gradiscono particolarmente la decisione di Mario Draghi. E il problema cruciale è che invece gli istituti di credito svolgono un ruolo centrale e fondamentale nell'economia reale: senza il loro aiuto, il cannone della BCE sparerà a salve. Dipenderà anche dalla loro buona volontà - quella di aprire i rubinetti del credito a famiglie e imprese - la riuscita o meno di questa manovra monetaria espansiva.