5 dicembre 2019
Aggiornato 20:00
Il rally di Trump

Wall Street e l'effetto Trump: la migliore performance dal 2013

L'azionariato americano ha ripreso quota nelle ultime sedute del 2016 e ha registrato un incremento di circa il 14%. Il merito è anche dell'effetto Trump e delle aspettative del mercato per il 2017

NEW YORK - Dopo avere iniziato il 2016 nel modo peggiore di sempre (-6,2% in cinque giorni), il Dow Jones Industrial Average ha chiuso l'anno con la performance migliore dal 2013. Grazie a un'accelerazione registrata nella seconda metà dell'anno, l'indice delle 30 blue chip ha guadagnato in 12 mesi il 14% contro il rialzo di quasi il 10% dell'S&P 500 e del 7,6% del Nasdaq Composite.

L'azionariato americano ha ripreso quota
Passati i timori di inizio anno legati a una frenata dell'economia cinese e digerito lo shock della Brexit il 23 giugno scorso, l'azionario americano ha ripreso quota congiuntamente a una ripresa degli utili aziendali e dell'economia Usa (cresciuta nel terzo trimestre del 3,5%, il passo più rapido da due anni). Il quadro è migliorato a tal punto che la Federal Reserve ha deciso di annunciare nella sua ultima seduta dell'anno (quella conclusa il 14 dicembre) un rialzo dei tassi di 25 punti base allo 0,5-0,75% (il primo dal dicembre 2015).

Lo storico accordo dell'OPEC
Anche la stabilizzazione dei prezzi del petrolio - che ha terminato il migliore anno dal 2009 (+45%), il primo in rialzo dal 2013 - ha aiutato a sostenere i listini così come anche blue chip appartenenti al settore petrolifero del calibro di Chevron (+30,8% annuo) ed Exxon Mobil (+15,8%). Il merito in questo caso va al riequilibrio del mercato e alla fiducia nell'implementazione, a partire dal gennaio 2017, dello storico accordo siglato il 30 novembre scorso dall'Opec per il primo taglio alla produzione in otto anni. Successivamente vi hanno aderito anche nazioni che non fanno parte del cartello.

La vittoria di The Donald e le prospettive per il 2017
Non è un caso se il barile si è risollevato dai minimi del 2003 raggiunti a febbraio a 26,21 dollari finendo il 2916 a un passo dai 54 dollari. Il colpo di reni di fine anno lo ha dato la vittoria a sorpresa di Donald Trump alle elezioni presidenziali Usa dell'8 novembre scorso. Le promesse di tagli alle tasse e spese infrastrutturali hanno alimentato le speranze per un'accelerazione dell'economia americana e del mercato del lavoro, già tonico. La prospettiva di una politica fiscale espansiva ha dato il colpo di grazia ai Treasury, con il rendimento del titolo a 10 anni ha ha finito il 2016 al 2,446% contro il 2,273% del 2015.

L'effetto Trump sui titoli azionari Usa
L'effetto Trump ha permesso il 22 novembre al DJIA di chiudere per la prima volta sopra i 19.000 punti e da lì è iniziata una corsa verso quota 20.000 che però non è stata raggiunta: il 20 dicembre mancavano solo 12 punti ma poi lo slancio è venuto meno. Di strada il DJIA ne ha comunque fatta se si pensa che l'11 febbraio aveva toccato i minimi di due anni a quota 15.660,18, ossia un calo del 10% da fine 2015. Le migliori componenti del DJIA sono state UnitedHealth e Caterpillar con rialzi di quasi il 37%. La maglia nera è andata invece a Nike (-18,6%). Bene le banche come Goldman Sachs (+33%) e JpM (+30,5%). Apple - che nel 2015 aveva subito il primo anno in calo dal 2008 con un -3% - è salito di quasi il 10%.