13 dicembre 2019
Aggiornato 22:00
Politiche energetiche

10 regioni depositano i referendum anti-trivelle

«Chiediamo che non ci siano trivellazioni entro le 12 miglia e che siano ripristinati i poteri delle Regioni e degli enti locali mettendo inoltre i cittadini al riparo dalla limitazione del loro diritto di proprietà» ha detto il presidente della Basilicata, Pino Lacorazza

ROMA - I rappresentanti dei Consigli regionali di dieci Regioni - Basilicata, Marche, Puglia, Sardegna, Abruzzo, Veneto, Calabria, Liguria, Campania e Molise - hanno depositato in Cassazione sei quesiti referendari contro le trivellazioni in mare entro le 12 miglia e sulla terraferma. «E' la prima volta che dei quesiti referendari sostenuti dai Consigli regionali vengono presentati da dieci Regioni, che rappresentano il doppio del quorum richiesto», ha detto il presidente della Basilicata, Pino Lacorazza, aggiungendo che «anche la Sicilia e la Lombardia hanno dimostrato di apprezzare la nostra iniziativa e l'Emilia Romagna ha detto 'no' ma Bonaccini ha detto che approva la 'carta anti trivelle di Termoli'».

I QUESITI REFERENDARI -  I sei quesiti chiedono l'abrogazione di un articolo dello Sblocca Italia (il 35, che toglie potere decisionale alle Regioni in ambito di politica energetica) e di cinque articoli del decreto Sviluppo che si riferiscono alle procedure per le trivellazioni. «Chiediamo che non ci siano trivellazioni entro le 12 miglia e che siano ripristinati i poteri delle Regioni e degli enti locali mettendo inoltre i cittadini al riparo dalla limitazione del loro diritto di proprietà perché, ad esempio, un articolo dello 'Sblocca Italia' prevede che per 12 anni sia concesso il permesso di ricerca sui terreni privati alle società estrattrici» ha sottolineato Lacorazza. Secondo il governatore «più che fare altre trivellazioni, il nostro Paese deve limitare i consumi energetici e arrivare alla piena efficienza energetica costruendo diversamente gli edifici e ammodernando quelli già esistenti».

LEGAMBIENTE, UN MESSAGGIO FORTE A RENZI - «Il messaggio che lanciano oggi i delegati dei 10 consigli regionali al governo Renzi depositando in Cassazione sei quesiti referendari contro le trivellazioni previste dagli articoli dello Sblocca Italia, è forte e chiaro» ha commentato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza: «Il Paese non ha bisogno di inutili e dannose trivellazioni serve piuttosto urgentemente una diversa strategia energetica che liberi il Paese dalle fonti fossili e garantisca la qualità del territorio ed il benessere della popolazione, non gli interessi dei petrolieri. È ora di ascoltare la voce e le richieste delle associazioni e dei cittadini, come hanno fatto le Regioni depositando i quesiti referendari per l'abrogazione delle norme pro trivelle approvate da questo governo e da quelli precedenti».

VOTO PREVISTO TRA APRILE-GIUGNO - Se non saranno sollevate irregolarità entro il 10 febbraio arriverà il pronunciamento dei supremi giudici. Poi toccherà al presidente della Repubblica indire formalmente il referendum per una domenica compresa tra il 15 aprile e il 15 giugno 2016.