18 gennaio 2020
Aggiornato 23:30
Turismo, export ed efficienza

La ricetta greca per vincere la crisi

Cambiare si può. Ecco cosa servirebbe all'economia nazionale per far ripartire il paese

ATENE – Il parlamento greco ha approvato l’accordo con i creditori europei, e per la Grecia inizia un altro periodo difficile. Il peggio – forse – è stato evitato per un soffio, ma ad Atene la battaglia è appena cominciata. Per evitare il collasso totale dell’economia, l’aiuto (?) di Bruxelles non è sufficiente. Ecco cosa servirebbe per far ripartire il paese.

Per la Grecia il debito è il problema minore
Come ci spiega James Surowiecki sul The New Yorker, il prestito ponte e i nuovi fondi europei non basteranno. Sono un salvagente per restare a galla, ma la Grecia deve ora imparare a nuotare da sola. L’economia greca è infatti vittima di problemi strutturali che andrebbero affrontati alla radice: è priva di un settore industriale, deve produrre di più e soprattutto esportare di più. Serve un rilancio della domanda interna, uno stimolo ai consumi e una politica monetaria meno rigida. A sottolineare questo punto di vista è Yannis Ioannides, economista della Tufts università, negli Stati Uniti: «In realtà il debito greco è il problema minore. La produttività nazionale e la competitività delle esportazioni sono molto più importanti». Solo intervenendo su questi fattori la Grecia può sperare di rialzarsi.

Cosa non funziona nell’economia nazionale
Alcuni esempi. La Grecia, lo sappiamo bene, non è affatto un paese industriale. Vive di agricoltura e di turismo. Ma da qui a scoprire che la metà di tutte le fabbriche nazionali contano meno di 50 dipendenti ce ne vuole. Questo significa che i livelli di produttività ed efficienza sono molto, molto bassi. A ciò si aggiunge un altro aspetto del problema: per quanto riguarda le esportazioni, il paese potrebbe contare su grandi risorse, ma queste sono vittime delle distorsioni del mercato globale. Il Peloponneso è terra di materie prime di tutto rispetto: l’olio greco – tanto per dirne una – è considerato in assoluto il migliore al mondo. Ma viene venduto in blocco (per il 60%) all’Italia – avete capito bene – che poi lo rivende all’estero a prezzi maggiorati. La stessa sorte tocca alla feta (il tipico formaggio locale) e allo yogurt. La Grecia dovrebbe commerciare direttamente questi prodotti da sola e incrementare così le sue esportazioni.

Cambiare si può
Anche il turismo dovrebbe essere rilanciato. Servono servizi più efficienti e più controlli fiscali, in modo da reinvestire le risorse nelle infrastrutture e nel marketing. Il paese, inoltre, vanta un triste primato per quanto riguarda la fuga dei cervelli all’estero: tanti – troppi – i giovani greci altamente qualificati che cercano lavoro altrove. Soprattutto medici ed economisti. La Grecia, invece, proprio per il suo clima mite potrebbe essere la sede ideale per nuovi istituti di ricerca all’avanguardia e succursali di università straniere, in modo da attrarre gli studenti europei. Sembra un’impresa impossibile, ma non lo è affatto. Atene ha già fatto passi importanti in questa direzione: dal 2013 al 2014 ha scalato 111 posizioni nella graduatoria internazionale sull’indice della Banca mondiale per la facilità con cui si può avviare un’impresa in uno stato. Il paese ha un sistema giudiziario, commerciale e burocratico obsoleto e sovraccarico. Cambiare in meglio, però, si può. Ed è proprio quello di cui Atene ha bisogno per riabilitarsi agli occhi di Bruxelles e prendersi una bella rivincita nei confronti della Troika.