20 settembre 2019
Aggiornato 13:30
Energia

Ora sappiamo quanto gas importiamo da Russia e Libia

I consumi di metano sono tornati ai livelli del 1997, le rinnovabili gravano sulle bollette per 12 miliardi l'anno e l'industria paga l'elettricità il 25 per cento più cara della media europea. Queste i tre dati più rilevanti dell'annuale relazione al Parlamento da parte dell'Autorità per l'energia (Aeegsi)

ROMA – I consumi di gas sono tornati ai livelli del 1997, le rinnovabili gravano sulle bollette per 12 miliardi l'anno e l'industria paga l'elettricità il 25 per cento più cara della media europea. Queste i tre dati più rilevanti dell'annuale relazione al Parlamento da parte dell'Autorità per l'energia (Aeegsi).

CONTINUANO A DIMINUIRE CONSUMI DI GAS - Lo scorso anno l'Italia ha consumato quanto metano bruciava 17 anni fa, scendendo ai livelli del 1997. Il consumo lordo, si legge nella relazione, l'anno scorso è diminuito di altri 8 miliardi di metri cubi, scendendo a 61,9 miliardi di mc, dai 70,1 del 2013 (-11,6%). «Con quest'ultima riduzione, la quarta consecutiva - ha rilevato l'Authority - i livelli di consumo lordo sono tornati ai valori rilevati tra il 1997 e il 1998». Si è registrata una marcata diminuzione dei consumi civili (-17%) e di quelli per la generazione termoelettrica (-14,1%); in calo anche gli usi industriali (-2,1%). L'unico comparto in crescita è quello dell'autotrazione, aumentato del 6 per cento, superando per la prima volta 1 miliardo di metri cubi.

SALE DIPENDENZA DA ESTERO - Le importazioni di gas nel 2014 si sono ridotte di un altro 10 per cento, scendendo a poco meno di 56 miliardi di mc, dai circa 62 del 2013. In calo del 7,6 per cento anche la produzione nazionale (circa 7 miliardi di mc in totale, l'11,5% del fabbisogno). «Poiché il calo nelle importazioni è stato inferiore a quello dei consumi - sottolinea l'Autorità - nel 2014 il livello di dipendenza dall'estero è risalito al 90,1%, dall'88,4% registrato nel 2013».

QUANTO GAS IMPORTIAMO E DA CHI - L'Aeegsi ha risposto a una domanda sollevata nei giorni scorsi dal deputato del gruppo Area popolare (Ncd-Udc), Andrea Causin, che ha presentato un'interrogazione per sapere quanto ga importiamo da Mosca e Tripoli. Nella relazione è scritto che il peso della Russia tra i Paesi che esportano in Italia che «è ulteriormente cresciuto, raggiungendo il 47% delle forniture (26,2 miliardi di mc), quasi la metà dell'intero approvvigionamento estero italiano». Con una quota del 12,3 per cento l'Algeria ha conservato la seconda posizione (6,8 miliardi di mc), seguita e quasi raggiunta dalla Libia con l'11,7 per cento (6,5 miliardi di mc). Seguono poi il Qatar con l'8 per cento (4,5 miliardi di mc), l'Olanda con il 7 per cento circa (3,9 miliardi di m3), la Norvegia con il 5 per cento (2,8 miliardi di mc) e altri Paesi con il 9 per cento (5,1 miliardi di mc).

IL PESO DELLE RINNOVABILI SULLA BOLLETTA - Per quanto riguarda le rinnovabili, gli incentivi alla produzione di energia pulita hanno comportato un onere di 12,7 miliardi nel 2014, di cui 12 pagati attraverso la componente A3 della bolletta. A fronte di una produzione nazionale complessiva scesa del 4,2 per cento rispetto al 2013 a 278 TWh, l'anno scorso la produzione lorda da rinnovabili è aumentata da 112 a 119,3 TWh (+7%) soprattutto per l'ulteriore aumento della produzione fotovoltaica. «La quantità di energia elettrica da rinnovabili incentivata – è scritto nella relazione - ha superato i 64 TWh, per un costo nel 2014 di circa 12,7 miliardi di euro, di cui circa 12 miliardi coperti tramite la componente A3 della bolletta».

I COSTI DELL'ELETTRICITA' PER FAMIGLIE E IMPRESE - Le industrie italiane pagano l'elettricità il 25 per cento in più rispetto alla medie dell'Unione europea, al contrario, per i consumatori domestici i prezzi sono più bassi nella classi di consumo inferiori: -16 per cento per meno di 1000 kWh l'anno e -9 per cento per consumi tra 1.000 e 2.500 kWh l'anno. «I prezzi per i consumatori industriali sono superiori a quelli dell'Area euro per tutte le classi di consumo, con differenziali intorno al 25% al lordo delle imposte (con l'eccezione della classe a maggiori consumi, che registra un +11%) e una situazione più variegata al netto, con differenziali più elevati (compresi tra il 20 e il 28%) per le categorie intermedie e quelli più bassi (+14 e +11%)», ha spiegato l'Aeegsi. Per le famiglie, l'Autorità ha detto che «per le fasce di consumo superiori i prezzi italiani risultano al contrario più alti della media dell'Area euro». In particolare, il prezzo al netto delle imposte per la classe di consumo intermedia (2.500-5.000 kWh/anno) è più alto del 9 per cento rispetto alla media dell'area euro, e del 10 per cento al lordo delle imposte.