27 novembre 2020
Aggiornato 15:00
Cambiamenti climatici

Perché non centreremo l'obiettivo della Conferenza di Parigi

Anche se saranno rispettati tutti gli impegni annunciati dai vari Stati per Cop21, non riusciremo a contenere l'innalzamento delle temperature sotto i 2 gradi centigradi entro il 2030. Ne è sicura l'Agenzia Internazionale dell'Energia (Aie). Intanto l'Italia chiede all'Ue una linea più morbida sulle emissioni di particolato e ammoniaca

WASHINGTON – Anche se saranno rispettati tutti gli impegni annunciati dai vari Stati per la conferenza globale sul clima di Parigi a dicembre, non riusciremo a contenere l'innalzamento delle temperature sotto i due gradi centigradi entro il 2030. Ne è sicura l'Agenzia Internazionale dell'Energia (Aie) che ha previsto un riscaldamento globale di 2,6 gradi per il 2100, che diventeranno 3,5 gradi nel 2200.

AIE, NO A CARBONE SI' ALLE RINNOVABILI - Per evitare i cambiamenti climatici, ha sottolineato l'Aie è necessario fare ulteriori sforzi e «ogni ritardo nell'azione costerà caro» perché gli impegni presi da un certo numero di Paesi in vista della Conferenza di Parigi (Cop21) «dimostrano che l'aumento delle emissioni nel settore energetico non diminuirà ma anzi raggiungerà il picco dopo il 2030». Secondo l'Agenzia, si possono ridurre le emissioni dal 2020 mettendo in pratica alcuni accorgimenti: aumentare l'efficienza energetica dell'industria, dell'edilizia e dei trasporti, ridurre l'utilizzo delle centrali elettriche a carbone e fermare la loro costruzione. Oltre a queste misure l'Aie auspica un aumento degli investimenti nelle rinnovabili da 270 miliardi di dollari del 2014 a 400 miliardi nel 2030.

400MILA MORTI IN UE PER INQUINAMENTO - Intanto a Lussemburgo si è aperto il Consiglio ambiente dell'Unione europea per fissare i nuovi tetti nazionali delle emissioni per il 2030, in particolare anidride solforosa (SO2), ossidi di azoto (NOX), composti organici volatili non metanici, ma anche ammoniaca, metano e polveri sottili (Pm 2.5). Il commissario Ue all'Ambiente, Karmenu Vella, ha ricordato come «l'inquinamento dell'aria resta la principale causa ambientale delle morti a livello Ue, con oltre 400mila morti», ricordando agli Stati membri che «l'obiettivo è di dimezzare questi decessi entro il 2030».

L'ITALIA VUOLE UNA LINEA MORBIDA - Per l'Italia è presente il ministro dell'Ambiente, Gian Luca Galletti, che ha espresso una posizione critica: «Non potremo sottoscrivere impegni obbligatori di riduzione senza la certezza che questi siano raggiungibili e sostenibili». Il ministro ha spiegato: «Siamo convinti che per raggiungere risultati concreti dovremmo continuare a perseguire un approccio graduale, che preveda il contributo di tutti i settori e che un maggiore coordinamento fra differenti strategie a livello comunitario potrebbe essere di aiuto nell'indirizzare le politiche nazionali, per renderle più efficaci». Il titolare dell'Ambiente ha espresso i suoi dubbi «in particolare sugli obiettivi su particolato e ammoniaca. Secondo le nostre stime i dati forniti dalla Commissione Ue non risultano realistici e andrebbero aggiornati alla luce dei dati forniti a livello nazionale e delle statistiche sui consumi della biomassa e dell'effettiva potenzialità di riduzione nei diversi settori».