27 giugno 2022
Aggiornato 14:30
Lettera alla Stampa

Enrico Letta: «Casa brucia ma per Salvini l'ambiente è un fastidio»

Il Segretario del PD: «Se non si percepisce questo, non si capisce il voto del Parlamento europeo sullo stop alle auto inquinanti nel 2035»

Il Segretario del PD, Enrico Letta
Il Segretario del PD, Enrico Letta Foto: ANSA

«Caro direttore, la casa brucia», «non c'è più tempo. Se non si percepisce questo, non si capisce il voto del Parlamento europeo sullo stop alle auto inquinanti nel 2035. L'unica via di scampo contro un drammatico aumento delle temperature è fare scelte certo praticabili, ma ambiziose, persino di rottura». E' quanto scrive il segretario del Pd Enrico Letta in una lettera alla Stampa ribadendo l'emergenza climatica dopo la scelta del Parlamento Ue.

«Pensare che decisioni di questa portata possano essere ancora rinviate - con la scusa che ci sono altre priorità oppure con l'illusione che i problemi si risolveranno da soli o che qualcun altro se ne farà carico - ci condurrà solo alla catastrofe». Poi si rivolge a Matteo Salvini, che ha attaccato la misura proposta per il settore automotive: «Salvini taccia di ideologismo la posizione del Partito Democratico. Io ne rivendico coerenza e solidità. Il pacchetto di provvedimenti votati al Parlamento europeo cerca un punto di caduta tra il dovere di fare presto e l'obbligo di guidare una transizione giusta, che sostenga il nostro comparto industriale e protegga cittadini e imprese».

«Quello che Salvini però non vede è che oggi la difesa dell'ambiente è un interesse nazionale. Lo sanno le persone che vivono in luoghi malsani, pagando con la propria salute il prezzo dell'inquinamento. Lo sanno gli agricoltori che contano i danni della siccità - aggiunge Letta - Lo sanno i cittadini dei territori montani. Lo sanno le vittime di eventi estremi, sempre più numerosi: dalle frane alle inondazioni. Pur in questo stato di miopia bisogna però riconoscere a Salvini coerenza. Per lui e la Lega l'ambiente è sempre stato un fastidio. Lo dimostrano le alleanze: il suo amico Orban è il più grande inquinatore d'Europa e il principale nemico di ogni iniziativa seria di decarbonizzazione».

«Con le sue scelte e le sue parole Salvini conferma quanto abbiamo sempre detto: destra e sinistra non sono scomparse, soprattutto quando si parla di sostenibilità», conclude Letta ricordando che «la differenza sta nella lista delle priorità. Da un lato c'è chi sceglie un futuro green, perché sa che un modello di sviluppo moderno passa solo e soltanto da una sostenibilità integrale: ambientale e sociale insieme. Dall'altro lato una destra che sul clima sciorina slogan vuoti, ma alla prova dei fatti sceglie, ancora e sempre, il nero fossile».

Marcucci: «Salvini sta raggiungendo il limite di guardia»

«Salvini? Sta raggiungendo il limite di guardia. Inizio a temere che entro l'autunno possa riproporre l'idea del referendum contro l'euro. Magari durante l'estate convoca Claudio Borghi al Papeete». Lo scrive in un post su Globalist il senatore Pd Andrea Marcucci.

«Il leader della Lega - continua- praticamente dalla nascita del governo Draghi, è ossessionato dalla ricerca del tema in grado di fargli ritrovare la fortuna di un tempo. Più Giorgia Meloni lo distacca nei sondaggi, più lui va ad infilarsi nelle tempeste mediatiche perfette. Il conflitto in Ucraina ha portato quasi tutti i leader politici ad esprimere equilibrio e misura, il nostro no. Ormai è diventato un caso di studio internazionale e con la guerra è notevolmente aggravato. Ora è il tempo degli strali contro Ue e Bce».