18 agosto 2022
Aggiornato 13:30
Il tempo stringe per Atene

Grecia, l'Ue farà fallire il governo di Alexis Tsipras?

Atene ha rimborsato la rata di 750 milioni di euro dovuta al Fondo Monetario Internazionale pagandola con i diritti speciali di prelievo, presi in prestito dallo stesso istituto di Washington. Un escamotage temporaneo, che apre un altro buco nelle casse dello Stato. Il destino della Grecia ora è tutto nelle mani dell’UE.

ATENE – Atene ha rimborsato la rata di 750 milioni di euro dovuta al Fondo Monetario Internazionale pagandola con i diritti speciali di prelievo, presi in prestito dallo stesso istituto di Washington. Un escamotage temporaneo, che apre un altro buco nelle casse dello Stato. Il destino della Grecia ora è tutto nelle mani dell’Ue.

Atene ha pagato la rata con i fondi del FMI
Atene ha rimborsato questa settimana la rata di 750 milioni di euro al FMI. Ha guadagnato tempo, ma la salute del malato resta tuttavia da codice rosso. Per pagare la rata, infatti, il governo di Alexis Tsipras ha utilizzato 650 milioni di riserve Sdr (diritti speciali di prelievo) detenute presso lo stesso Istituto di Washington, che ha acconsentito al prelievo vista l’urgenza di liquidità in cui versa lo Stato ateniese. L’escamotage, però, non solo è di natura temporanea; ma ha aperto un altro buco nelle casse dello Stato. Si tratta, infatti, di soldi che andranno restituiti anch’essi. Il governo è in grave difficoltà, perché per pagare gli stipendi dell’ultimo mese ed evitare di dover dichiarare il default ha toccato questa volta il fondo del barile. Tsipras sta cercando di rastrellare liquidità in ogni modo: ha già imposto mediante decreto legge agli enti pubblici e agli enti locali di trasferire le loro riserve alla Banca Centrale della Grecia per coprire almeno le esigenze di cassa di breve termine. Ma senza l’aiuto dell’Ue questo non basterà.

Alla Grecia serve un haircut, ma Varoufakis chiede lo swap
Secondo il FMI sarebbe necessario che i creditori cancellassero una parte del debito della Grecia, perché i conti pubblici di Atene stanno peggiorando: nel 2015 l’avanzo primario dovrebbe essere pari all’1,5% del Pil e non al 3% come previsto inizialmente dal piano di salvataggio. In questo caso, le strade sono due: o l’haircut – come auspicato dal Fmi – oppure un’ulteriore stretta di austerità sulla popolazione greca.  Questa seconda alternativa, però, ha già ridotto alla povertà milioni di persone ed è difficilmente percorribile. Il governo, comunque, sembra rigettare al momento l’idea dell’haircut e preferisce guardare altrove: il livello del debito certamente è insostenibile, ma secondo il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, dovrebbe essere «ridisegnato» e non «tagliato». La proposta di Varoufakis è quella di uno swap tra la BCE e il governo greco, che però ha bisogno dell’autorizzazione di Mario Draghi e del benestare degli altri paesi europei. Per ottenerli, la Grecia potrebbe chiedere una riunione straordinaria dell’Eurogruppo entro la fine di maggio.

Niente più aiuti da parte di Bruxelles
Qual è, però, l’atteggiamento dell’Ue nei confronti di Atene? Nient’affatto rassicurante. Secondo l’istituto di ricerca di Bruegel di Bruxelles, il debito pubblico effettivo della Grecia corrisponde solo al 60% del Pil nazionale. Il problema di Atene non sarebbe perciò la sostenibilità del debito - perché potrebbe essere solvibile nel momento in cui l’economia tornasse a funzionare normalmente -, ma piuttosto l’assenza di liquidità nelle casse dello Stato. E, soprattutto, il fatto che l’Ue abbia deciso di chiudere i rubinetti. La Bce ora ha una grande responsabilità: fornendo altra liquidità alla Grecia potrebbe sbloccare l’impasse in cui si trova il governo greco, ma non intende più farlo e in molti, tra cui il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schauble, preferiscono iniziare a considerare l’ipotesi del Grexit. Anche il Fmi, all’Eurogruppo dell’11 maggio scorso, ha manifestato la sua contrarietà rispetto alla possibilità di metter mano a nuovi aiuti verso Atene, puntando l’accento sul comportamento poco collaborativo del governo di Alexis Tsipras. Nel frattempo, però, i mercati stanno speculando sulla crisi greca, e i tassi d’interesse sui titoli di stato ateniesi si sono impennati a dei livelli tali che non solo renderanno la restituzione del debito sempre più insostenibile, ma di fatto impediscono anche al governo di rifinanziarsi sul mercato: è la speculazione che rischia di spingere sempre più rapidamente lo stato ateniese verso l’insolvenza. L’Europa lascerà dunque fallire la Grecia, o deciderà di salvarla per non prendersi la responsabilità di premere il grilletto della pistola che tiene in mano?