26 gennaio 2020
Aggiornato 20:00
E' guerra fra farmacie e parafarmacie. Parla Pietro Marino

«Farmaci troppo cari e la gente non si cura»

La guerra tra farmacisti e parafarmacisti, dunque, non sembra placarsi. La questione è sempre la stessa: la liberalizzazione dei farmaci di fascia C. Misura, questa, prevista nel Ddl concorrenza del ministro dello Sviluppo Federica Guidi. L'Associazione Nazionale Parafarmacie Italiane avverte: «Analisi di Aifa errata».

ROMA «L'agenzia del farmaco usa argomentazioni di vario tipo, non sempre coerenti tra loro». Pietro Marino, presidente dell'Associazione Nazionale Parafarmacie Italiane, apre così il comunicato con cui controbatte alla sentenza emessa dall'Aifa (Agenzia italiana del Farmaco) sull'azione deleteria della liberalizzazione dei farmaci, e difende il ddl concorrenza. La guerra tra farmacisti e parafarmacisti, dunque, non sembra placarsi. La questione è sempre la stessa: la liberalizzazione dei farmaci di fascia C. Misura, questa, prevista nel Ddl concorrenza del ministro dello Sviluppo Federica Guidi. Stavolta è l'Aifa ad attaccare la misura prevista dal Ddl in questione.

GLI ERRORI DI AIFA - «L'altro giorno il direttore Luca Pani parlava di rischi di inappropriatezza dovuti all'aumento dell'offerta – continua il comunicato del Presidente dell'Anpi –, di un'Italia che potrebbe diventare come gli Usa, con medicinali sugli scaffali dei supermercati e di aumento delle reazioni avverse. Oggi le agenzie rilanciano un nuovo testo uscito sul sito di Aifa. Si dice che le liberalizzazioni decise in passato, come quella di Bersani che portò i prodotti da banco nelle parafarmacie, non sono state convenienti per i cittadini». Marino non ci sta e snocciola una serie di dati che fanno emergere l'infondatezza e la parzialità dell'analisi diffusa dall'Agenzia del Farmaco: «Il punto vero è che i consumi sono calati, cioè non c'è stato quell'effetto inappropriatezza tanto temuto qualche giorno fa da Pani e infatti descritto come "potenziale" nella frase appena citata. Le confezioni di farmaci da banco acquistate infatti sempre dal 2006 al 2013 sono scese del 7,4%, quelle dei fascia C con ricetta (venduti solo in farmacia) del 15,7%. Ecco, fa notare Aifa, l'uso di prodotti della prima categoria è calato meno, e questo sarebbe dovuto all'ingresso nelle parafarmacie. Quello che Pani omette di dire il dato risulta falsato dal Delisting di farmaci da C-OP a farmaci C-SOP e OTC avvenuto in due tranche nel 2012. Delisting che ha interessato ben 430 farmaci. Infatti se andiamo ad analizzare la Tabella pubblicata dal Direttore dell' AIFA non considerando il 2013 che incorpora il passaggio di ben 430 farmaci da farmaci con obbligo di prescrizione a farmaci senza obbligo di prescizione notiamo che la riduzione dei consumi tra le due classi è pressocche uguale -10,7% dei farmaci C-OP e -10% SOP e OTC. Lo switch dei farmaci del 2012 ha quindi falsato i dati ... A conferma di ciò se si analizza il dato tendenziale dal 2009 fino all'inizio del 2013 notiamo che i numeri smentiscono clamorosamente le affermazioni fornite dal Direttore generale dell' AIFA abbiamo infatti una riduzione percentuale nel numero dei farmaci SOP e OTC addirittura quasi doppia rispetto ai farmaci di fascia C con obbligo di ricetta. -13,8%(farmaci Sop e OTC ) - 7,3 (Farmaci C-op). Paradossalmente anche volendo avallare l'ipotesi dell' Aifa i principali responsabili di questa minore riduzione nel consumo sono le farmacie che continuano a detenere oltre il 90 % di di questo mercato».

LE CONSEGUENZE«Riteniamo altresì preoccupante – continua il presidnete dell'Anpi – il crollo dei consumi dei farmaci non dispensati dal SSN siano essi con obbligo di ricetta o senza obbligo di ricetta la cui principale ragione è da attribuirsi al prezzo elevato di questi farmaci. Sempre più persone a causa della crisi economica rinunciano a curarsi a causa dell’elevato prezzo dei farmaci e del sempre un maggior numero di farmaci non sono più dispensati dal Servizio Sanitario Nazionale non considerati salvavita, con conseguente aggravio dei costi a carico del SSN». E conclude: «Invitiamo l' AIFA a svolgere con puntualità e precisione il ruolo che le spetta che è quello di garantire l'accesso sicuro al farmaco da parte di cittadini ed evitare esternazioni assolutamente fuori luogo».

L'ANALISI DI AIFA - L'Aifa, in disappunto con i sostenitori del disegno di legge della Guidi, ha presentato nei giorni scorsi l'analisi dei medicinali di fascia C a partire dal 2006. Si tratta di uno studio che passa al setaccio i dati relativi ai farmaci liberalizzati dall'anno di emanazione del Decreto Bersani, e rivela che i consumi dei medicinali in questione sia stato stabile fino al 2010. L'analisi dell'Agenzia del Farmaco porta dritta ad una conclusione, incontrovertibile per chi la stila: gli effetti dei provvedimenti di liberalizzazione in realtà non sarebbero stati vantaggiosi per i pazienti. Unico dato a favore della misura sarebbe stata la comodità di reperire i medicinali in più punti e non soltanto in farmacia. Anche questo aspetto, però, presenterebbe il suo risvolto negativo: l'abuso di farmaci, più volte sottolineato dall'Agenzia del Farmaco. Per i cittadini, dunque, non vi sarebbe vantaggi di tipo economico, anzi: a detta dell'Aifa ci sarebbe stato un aumento dei costi pari al 2,2%, rispetto al dato di partenza del 2006. L'Agenzia spiega, dunque, che se l'intento della manovra era stato quello di abbassare i prezzi aumentando la concorrenza, i dati «obiettivi» testimonierebbero il completo fallimento dell'operazione. Sarebbe circa di 200 milioni – secondo le stime di Aifa – l'aggravio per i cittadini scaturito dalle liberalizzazioni del 2006. Al contrario, i farmaci di fascia C sembrano aver riportato una inflessione nel consumo e quindi della spesa a carico del cittadino.