8 dicembre 2019
Aggiornato 09:00
La vittoria dei tassisti sulle lenzuolate

Quando Bersani fece flop con le liberalizzazioni

Il governo Renzi si prepara a realizzare un'altra ondata di liberalizzazioni, ma facciamo un salto indietro e vediamo come sono andate le cose nel passato: a partire dalle famose lenzuolate di Pieluigi Bersani durante il governo Prodi.

ROMA - Il governo Renzi si prepara a realizzare un'altra ondata di liberalizzazioni, ma facciamo un salto indietro e vediamo come sono andate le cose nel passato: a partire dalle famose lenzuolate di Pieluigi Bersani durante il governo Prodi.

LE LENZUOLATE DI BERSANI - Di nuovo si ripeterà lo stesso ritornello: «L'Italia farà cose mai fatte prima, finalmente si cambia musica». Ma in quanti, prima del rampante e ciarliero Matteo Renzi, hanno già tentato di promuovere la liberalizzazione di svariati settori del nostro paese? Forse si tratta di amnesie selettive, o di «damnatio memoriae», ma di certo farà bene dare una risploveratina ai precedenti storici. Era il 25 gennaio 2007 e il governo Prodi si apprestava a votare il pacchetto Bersani sulle liberalizzazioni. Le famose lenzuolate di Bersani non portarono pochi vantaggi: tra le molteplici novità conquistate dagli italiani, vale la pena sottolinearne alcune. Con un tratto di penna furono cancellati di netto i costi di ricariche dei cellulari, con un risparmio per le famiglie italiane pari a due miliardi di euro. Anche sulla vendita dei farmaci le liberalizzazioni portarono a un miglioramento della concorrenza, tanto che quelli da banco videro un calo dei prezzi del 18%. Il colpo più duro, però, lo subirono le banche: perché vennero eliminate le spese di chiusura conto, cancellate le spese penali per la rinegoziazione del mutuo, e da allora non fu più obbligatorio ricorrere al notaio per estinguere le ipoteche. Risultati non da poco. La partita più complicata, invece, è stata quella con i tassisti, che però prevede regole proprie e difficili da decifrare. Fu una partita persa in partenza, perché pensare di liberalizzare questo settore era un'impresa più disperata che realistica.

I RISULTATI DELLE LIBERALIZZAZIONI DEL 2007 - L'Istituto Bruno Leoni, a un anno esatto dalle lenzuolate di Bersani, ha fatto il punto della situazione per cercare di capire quanto abbiano cambiato la società e l'economia italiana. I risultati non sono stati incoraggianti: Carlo Stagnaro, direttore Energia e Ambiente dell'Ibl, ha dichiarato che liberalizzazioni del governo Prodi sono servite per lo più a far parlare gli italiani. «L'unico punto sul quale abbiano davvero potuto testare la loro efficacia è stata la regolazione delle professioni. In Italia le professioni liberali sono libere al 46% rispetto all'Inghilterra, ma prima che Bersani ponesse mano alla libertà di pubblicità per i professionisti e ne rilassasse i vincoli alla libertà di associazione lo erano assai meno.» Eppure, come abbiamo visto sopra, alcuni traguardi sono stati raggiunti, in primis quello dell'eliminazione dei costi delle ricariche dei cellulari di cui tutti abbiamo memoria.

LA VITTORIA DEI TASSISTI - A proposito di professioni, un capitolo a parte è quello dei tassisti . E sul punto vale la pena spendere alcune parole per capirne di più. La sconfitta più pesante del pacchetto di liberalizzioni bersaniane fu proprio quella che dovette subire davanti alla rivolta dei tassisti di tutta italiana. E alla fine, quanto riuscì il governo Prodi a ottenere non furono che briciole. Chiedeva più concorrenza, più servizi e prezzi più bassi. Ma portò a casa solo 1500 nuove licenze, che nei fatti non apportarono nessun cambiamento. C'é da aggiungere che l'arrivo di queste nuove licenze era già previsto da circa sette anni nel settore – per altre ragioni - e che le liberalizzazioni con esse non c'entravano proprio nulla. In più, con l'aumento delle vetture in circolazione sono aumentate anche le tariffe. Non è andata molto meglio al governo Monti, che ha tentato nuovamente – e invano - di liberalizzare il settore nel 2012. Sta di fatto che il fenomeno della vendita in nero delle licenze dei taxi continua a essere piuttosto diffuso, e la cifra da capogiro arriva anche ai 300.000 euro per licenza. E i nostri taxi continuano a giovarsi delle tariffe più alte d'Europa. Chissà se Renzi sarà più fortunato, o più abile, nel tentativo di liberalizzare il settore.