14 novembre 2019
Aggiornato 20:00
M5S respinge il richiamo alla privacy: va tutelato solo l'interesse di chi paga le tasse

Cappelletti: fuori tutti i nomi degli evasori svizzeri

Rivelato il contenuto dei documenti trafugati da Hervé Falciani alla banca di Ginevra Hsbc e contenenti i nomi di centomila titolari di conti corrente indagati per evasione fiscale. L'inchiesta SwissLeaks porta a galla i nomi e il meccanismo che si celava dietro il reato. Tra i centomila anche settemila italiani. Il senatore M5S Enrico Cappelletti condanna gli evasori italiani: «Nessuna privacy».

ROMA«C'è un bene primario, un bene superiore che è quello della tutela dell'interesse pubblico, che con il problema dell'evasione fiscale è scalfito non in maniera limitata». Il senatore grillino Enrico Cappelletti è chiaro e deciso nel condannare gli evasori fiscali italiani snocciolati nella lista di nomi emersi dall'inchiesta 'SwissLeaks'. «È uno dei più grossi problemi che abbiamo in questo Paese», quello dell'evasione fiscale e tacere i nomi non ha senso, secondo il parere del grillino.

SERVE TRASPARENZA - «Non ci sono limiti di nazionalità, in quanto desumo vi siano parecchie nazionalità rappresentate in questa banca. Io penso che sia ora di dire basta», continua il senatore del Movimento 5 Stelle. «Diversi Paesi dell'Europa hanno già definito degli accordi con la Svizzera ormai da anni, in modo tale da avere il massimo della trasparenza da un punto di vista dell'imposizione fiscale, ovviamente, dei conti di chi è cittadino dei rispettivi Stati, che detiene capitali all'estero e in Svizzera – spiega Cappelletti –. L'Italia con il Governo Monti dava per raggiunto questo accordo, adesso sono passati un bel po' di anni e son passati un bel po' di governi, pare che ci si arrivi anche noi, da ultimi».

COSA STA FACENDO L'ITALIA - Qualcosa, dunque, si muove: «Quello che è stato approvato recentemente dal parlamento di fatto prevede, sì, la possibilità di non considerare una sanzione penale per beni posseduti all'estero e non dichiarati, ma di dover comunque corrispondere fino l'ultima lira quanto dovuto in termini di mancato pagamento ovviamente della prestazione e delle sanzioni. Io credo che questo debba essere applicato, bisogna far pagare fino all'ultimo euro, dopodiché se c'è la magistratura che è intervenuta per qualche motivo, farà il suo corso».

QUALE PRIVACY? FUORI I NOMI! - Per quanto concerne il discorso della privacy, «perché dobbiamo porci i problemi nello svelare i nomi? – spiega il senatore –. Questi conti correnti possono essere leciti, non è, infatti, una conseguenza obbligatoria il fatto che ci siano dei capitali non leciti, non trasparenti. Ma a maggior ragione, se quei capitali sono leciti, quale è la privacy che deve essere tutelata? Al contrario, se quei capitali non sono leciti non vedo nessuna spiegazione di privacy che tenga», conclude il senatore pentastellato.

L'INCHIESTA SWISSLEAKS - 185 giornalisti e un'inchiesta durata otto mesi: così 'SwissLeaks' ha portato a galla i centomila clienti della nota banca britannica Hsbc, tutti indicati nella ormai famosa 'lista Falciani', quella che inchioda il sistema di elusione ed evasione fiscale, i nomi delle persone interessate e un meccanismo ben oliato dall'appoggio della stessa Hsbc. I britannici Guardian e BBC, il francese Le Monde, il tedesco Suddeutsche Zeitung e L'Espresso hanno collaborato – insieme ad altre quaranta testate sparse in tutto il mondo – e portato avanti l'inchiesta, coordinati dall'International Consortium of Investigative Journalists. Tutto ha inizio, però, quando un tecnico informatico, Hervé Falciani, trafuga dalla banca documenti relativi ai mesi che vanno da novembre 2006 a marzo 2007. I dati contenuti in quelle carte rivelano le somme di denaro transitate nella banca in quel lasso di tempo, numeri esorbitanti a nove zeri, corrispondenti a circa centomila clienti della banca e ventimila società offshore.

I BIG ITALIANI E LE FRODI - I file in questione contengono i nome di circa settemila italiani il cui conto era aperto nella banca svizzera, per un ammontare di circa sei miliardi e mezzo di euro. Tra questi Flavio Briatore, lo stilista Valentino e il numero 46 più famoso d'Italia, Valentino Rossi. Fondi in parte leciti, in parte sottratti al fisco, scrive L'Espresso.

IL SEGUITO DI LUXLEAKS - L'inchiesta in questione segue quella chiamata 'LuxLeaks' con cui qualche mese fa venivano rivelati i dati sulle multinazionali presenti in Lussemburgo per usufruire di vantaggi legati al fisco. Quell'inchiesta aveva aperto la strada al dibattito sulle leggi tributarie, oltre a vedere nell'occhio del ciclone l'ex premier Jean Claude Juncker, attuale presidente della Commissione europea. Oggi le indagini sono legate al nome di Harvé Falciani, che, con una storia non meno intricata, nel 2008 viene denunciato dalla Hsbc Private Bank per aver sottratto della documentazione all'istituto bancario. Falciani viene arrestato, ma inizia a collaborare con la giustizia e iniziano i guai per l'Hsbc.

POLITICI E AMICI DEI DITTATORI - Centomila clienti di duecento Paesi, e tra questi spuntano i nomi di politici inglesi, russi, ucraini, indiani, tunisini, egiziani. Come riportato da L'Espresso, nella documentazione fornita da Falciani compare il nome del cugino del presidente della Siria Bashar Al Assad, Rami Makhlouf, visto come il burattinaio delle finanze del Paese. Compare anche il ministro egiziano del Commercio con l'estero, Rachid Mohamed Rachid, già condannato per aver dissipato conti pubblici. La rete scoperta a Ginevra svela i nomi di personaggi vicini alle dittature: Selim Alguadis, turco accusato di aver procurato a Gheddafi componenti dual use potenzialmente utilizzabili in progetti di armi nucleari; Gennady Timchenko, amico di vecchia data del leader russo Vladimir Putin, tenuto sott'occhio dagli Stati Uniti in seguito allo scoppio della crisi ucraina; compare anche il nome della figlia di Li Peng, il primo ministro della Cina ai tempi della repressione di Piazza Tienammen. Non mancano personalità note della vita politica e sociale statunitense, come alcuni imprenditori vicini a Bill Clinton o il candidato alla Casa Bianca Mitt Romney.

IL RECUPERO DEI FONDI - Era il 2010 quando il governo francese distribuiva ai Paesi coinvolti la lista di nomi implicati nella vicenda. Gran Bretagna e Spagna si sono mobilitate per recuperare i fondi rimpinzando le casse dello Stato, la prima per 188 milioni di euro, la seconda per 220. Il Belpaese come al solito è un passo indietro rispetto agli altri: sebbene molti cittadini italiani siano coinvolti nella spinosa vicenda e indagati per frode fiscale, ma «sulla possibilità di usare i dati nelle dispute fiscali sono stati aperti numerosi ricorsi», scrive sempre L'Espresso.