20 marzo 2019
Aggiornato 18:30
I depositi postali cambiano volto

Cdp, da ora non solo soldi al pubblico, ma anche al privato

Il presidente della Cassa depositi e prestiti Bassanini ha annunciato il cambio di statuto del gruppo pubblico: grazie allo Sblocca-Italia, infatti, la Cdp potrà sostenere non solo soggetti pubblici, ma anche privati, che intendano investire in settori di interesse generale e in opere di pubblica utilità. Grazie ai depositi dei risparmiatori, la Cdp continua a guadagnare.

ROMA – Nuovo cambio di statuto per la Cassa depositi e prestiti. La società per azioni a controllo pubblico, che gestisce il risparmio postale – buona parte del risparmio nazionale –, d’ora in poi, oltre a supportare aziende e soggetti per investimenti destinati alla fornitura di servizi pubblici, allarga il perimetro entro cui concede i suoi finanziamenti. Grazie allo Sblocca-Italia, infatti, la Cdp potrà sostenere la cooperazione internazionale, soggetti privati in settori di interesse generale, opere e reti di pubblica utilità e di investimenti finalizzati alla ricerca, allo sviluppo, all’innovazione, alla tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, alla promozione del turismo, all’ambiente ed efficientamento energetico e alla green economy. Il tutto, attraverso la raccolta garantita e non garantita dallo Stato.

CDP FINANZIERÀ ANCHE PRIVATI E COOPERAZIONE INTERNAZIONALE - D’altronde, non esiste crisi per la società diretta da  Franco Bassanini, La Cassa depositi e prestiti continua infatti a guadagnare grazie al risparmio postale degli italiani. Che nel 2014 hanno acquistato libretti di risparmio e buoni fruttiferi per un totale di 252 miliardi di euro, contro i 242 del 2013 e i 233 dell’anno prima. Così il gruppo pubblico, che per venderli per conto del Tesoro incassa laute commissioni, ha incassato 5 miliardi a titolo di «raccolta netta di competenza». Quanto agli impieghi, nel corso dell’anno il gruppo, che è partecipato al 18,4% dalle Fondazioni bancarie, ha «mobilitato e gestito risorse» per 29 miliardi di euro circa, in aumento del 5% rispetto all’esercizio precedente. È calato notevolmente il «sostegno al sistema produttivo nazionale», a cui sono stati dedicati 7,6 miliardi di euro contro i 16,1 del 2013, nonostante il lancio del plafond per l’acquisto di beni strumentali e del fondo minibond (strumenti di finanziamento destinati alle piccole e medie imprese).

QUALCHE «DUBBIO» PRECEDENTE  - Ad aumentare di circa il 60%, invece, sono stati i mutui concessi agli enti locali, l’attività di valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico attraverso il Fondo investimenti per le valorizzazioni e le anticipazioni per conto del Ministero dell’Economia dei pagamenti arretrati della pubblica amministrazione. Per un totale di oltre 9 miliardi di euro. Del resto, da novembre la cassa presieduta da Bassanini ha messo sul piatto ben 2 miliardi a disposizione di sindaci e presidenti di provincia che volessero estendere il periodo di rimborso di un mutuo accesso presso l’ente, alleggerendo così le singole rate. D’altronde, dal 2012 la Cassa è autorizzata tramite un apposito Fondo (Fondo investimenti per la valorizzazione Plus) a «stimolare e ottimizzare i processi di dismissione di patrimoni immobiliari degli enti pubblici». In parole povere, un escamotage per acquistare beni immobili pubblici dai Comuni in difficoltà economica, al fine di sanarne i bilanci. L’acquisto dovrebbe essere effettuato solo dopo una eventuale gara andata deserta, svolta al fine di alienare i beni a privati. Secondo il Fatto Quotidiano, però, questo non è avvenuto nel caso del Comune di Firenze ai tempi del Matteo sindaco. Infatti, il Teatro Comunale di Firenze, di cui la municipalità voleva disfarsi per coprire parte dei propri debiti, fu acquistato direttamente dalla Cassa senza transitare dalla gara preliminare. Altro caso controverso, il finanziamento della «Bre.Be.Mi», la Tangenziale Est Esterna di Milano. La Cassa è intervenuta con un finanziamento di 765 milioni di euro, con un intervento che ha prodotto l’impegno di un pool di banche che hanno aperto le linee di credito necessarie: Banca Intesa per 390 milioni, Unicredit e Mps per 290 milioni a testa e Banco Popolare e Centrobanca per 200 milioni cadauno. In pratica, l’intervento della Cassa ha fatto sì che l’opera fosse realizzata. E dire che la «Bre.Be.Mi», secondo il project financing, doveva essere «la favola dell’autostrada senza soldi pubblici»; con il concorso della Cassa, di soldi pubblici se ne sono visti parecchi, a giudicare dall’annuncio pubblicato sul sito della Cdp nel novembre 2013: «Il finanziamento complessivo dell’opera sarà pari a 1.250 milioni di euro e Cdp sottoscriverà direttamente fino a 500 milioni di euro su provvista Bei, oltre linee accessorie su provvista propria fino a 125 milioni. Inoltre, Cdp potrà intermediare indirettamente, tramite banche, provvista BEI per circa 200 milioni e, qualora necessario, ulteriori 150 milioni a valere sulla raccolta postale». Il tracciato della Tangenziale si interconnetterà con le autostrade A4 e A1, e, nelle intenzioni, dovrà essere bratella di collegamento con l’area urbana di Milano. Il completamento dell’opera è atteso per maggio 2015, in coincidenza con l’inizio dell’EXPO di Milano, in funzione del quale la Cassa finanzia anche la Linea 5 della Metropolitana di Milano.

NELLE INTENZIONI, LA CDP DOVRÀ ESSERE MOTORE DI SVILUPPO - Secondo il Fatto Quotidiano, dunque, è lecito mettere in dubbio la fedeltà alla mission originaria della Cdp: finanziare investimenti di «pubblica utilità». Pubblica utilità che dovrà essere, anche in questo caso, il discrimine per scegliere a quali soggetti privati destinare il denaro. In ogni caso, l’attuale annunciato allargamento del perimetro di competenza della Cdp dovrebbe, nelle intenzioni, costituire un nuovo motore per lo sviluppo, specialmente in settori strategici, quali, appunto, ricerca, innovazione, tutela e valorizzazione del patrimonio culturale, promozione del turismo, ambiente, energia e green economy. La speranza dei risparmiatori, naturalmente, è che gli investimenti vengano fatti con criterio, e siano davvero «utili» a rilanciare il nostro Paese. Specialmente nei campi più cruciali per una ripresa della crescita.