7 dicembre 2019
Aggiornato 04:00
Il prezzo del greggio

«Petrolio? Serve un regolatore»

Lo ha detto l'amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi, parlando del calo del prezzo del greggio e imputando le ragioni sia a cause strutturali sia a cause contingenti come la speculazione finanziaria.

ROMA - Nel crollo del prezzo del greggio da novembre in particolare in poi «è mancato un regolatore. É mancata la Banca centrale del petrolio mondiale». Lo ha detto l'amministratore delegato di ENI, Claudio Descalzi, parlando del calo del prezzo del greggio e imputando le ragioni sia a cause strutturali sia a cause contingenti come la speculazione finanziaria. In audizione alla Camera ha spiegato che da quando l'Opec a novembre ha detto che non intendeva tagliare la propria quota per far rialzare il prezzo «c'è stata la vera differenza. Tutte le posizioni lunghe sono state sostituite da posizioni corte e sono iniziate le speculazioni».
«Ciò ha creato il passaggio veloce, speculativo sui 48-50 dollari. Se vedete il petrolio cerca di superare i 50 dollari da tre settimane poi cade, arriva a 48 e risale. I movimenti finanziari legati alle commodity hanno un peso notevole. Altrimenti il prezzo sarebbe sui 70 dollari».

Prezzo salirà nel secondo semestre - Il prezzo del greggio nella seconda parte del 2015 salirà anche se l'anno si attesterà su prezzi bassi tra i 55 e i 60 dollari al barile. «L'anno - ha detto - sarà ancora su prezzi bassi a 55-60 dollari ma ci sarà un aumento a fine anno, già nel secondo semestre, perchè questo livello di energia sta dando una mano a paesi che non producono. Direi che il fatto che l'energia costi meno cara come in Europa, che entra in una fase di competitività con gli Usa per il prezzo dell'energia, ma che mette in situazione favorevole anche India, Cina, Giappone Indonesia e Vietnam, aiuta la domanda e fa diminuire però eccesso offerta-domanda».
Poi ci sono altre variabili. «Negli USA è calata del 20% la trivellazione dei pozzi e ciò farà dimuinuire nei prossimi mesi il livello produttivo perchè se non si perfora la produzione si riduce del 50%», ha spiegato Descalzi secondo cui si può stimare che nel 2016 il «prezzo sarà vicino ai 70 dollari».