14 novembre 2019
Aggiornato 07:00
Andrea Guerra dice «No» agli ex re dell'acciaio

I Riva non sono più i padroni dell'Ilva: lo ha deciso l'ex di Luxottica

La lettera dei Riva è stata respinta al mittente con parole piuttosto dure. Avevano tentato di ritardare l'istanza per l'amministrazione straordinaria, prevista per oggi, indirizzando al governo parole edulcoranti, formulando anche l'ipotesi di un nuovo piano di salvataggio per rilanciare l'Ilva. Ma il consigliere economico del premier, Andrea Guerra, non l'ha presa neppure in considerazione.

ROMA - La lettera dei Riva è stata respinta al mittente con parole piuttosto dure. Avevano tentato di ritardare l'istanza per l'amministrazione straordinaria, prevista per oggi, indirizzando al governo parole edulcoranti, formulando anche l'ipotesi di un nuovo piano di salvataggio per rilanciare l'Ilva. Ma il consigliere economico del premier, Andrea Guerra, non l'ha presa neppure in considerazione.

L'ULTIMA CHANCE DEI RIVA - I Riva hanno giocato anche la loro ultima, disperata, carta per cercare di salvare la Spa di famiglia. Hanno inviato una lettera al Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, al Commissario straordinario Piero Gnudi e alla ministra per lo Sviluppo Economico, Federica Guidi. In un paio di cartelle, Claudio Riva ha tentato la via della diplomazia, facendo appello al senso di responsabilità del governo dinnanzi a una delle decisioni più importanti per il futuro dell'intera industria italiana. Vale la pena ricordare, infatti, che l'Ilva è la più grande acciaieria d'Europa, e un asset strategico per la produzione nazionale. Secondo quanto si legge nella lettera, una via d'uscita ci sarebbe: «Ritengo che la crisi che attanaglia l’Ilva da oltre due anni possa, e debba, trovare una soluzione, ordinata e ragionevole, nel quadro delle regole generali già vigenti nel nostro ordinamento», scrive Claudio Riva, e prosegue: «Auspico uno schema d’intervento, pubblico-privato, volto a contemperare sia l’eccezionalità della situazione di Ilva spa sia i principi costituzionali di tutela della proprietà, libertà d’impresa e certezza del diritto che sono fondamentali, anche e soprattutto nella percezione internazionale, per lo sviluppo economico del nostro paese».

IL CONSIGLIERE DEL PREMIER CHIUDE LA PARTITA - L'appello, rivolto al governo affinché temporeggiasse ancora - prima di decidere per l'amministrazione straordinaria -, è però caduto nel vuoto. Anzi, si è scontrato con l'ostilità aperta di Andrea Guerra, consigliere economico del premier, Matteo Renzi. La lettera di Claudio Riva, presidente della Riva Fire, inviata al premier e al ministero dello Sviluppo economico «è arrivata oltre il tempo massimo", ha dichiarato in audizione in Senato Andrea Guerra, che ricopre il ruolo di consigliere per l'Ilva di Matteo Renzi. «Penso che l'arbitro abbia fischiato la fine della partita. Due anni e mezzo sono passati, e i luoghi per presentare proposte sono stati molteplici e non non mi pare che nella lettera ci sia scritto a, b oppure c. Siamo oltre il tempo massimo", ha precisato ancora, ed ha aggiunto:«L'Ilva è un'azienda viva, ma occorre fare presto perché servono risorse subito. Negli utimi due anni e mezzo non siamo riusciti a garantire a una società che ne aveva un gran bisogno, una stabilità. Soprattutto quando le aziende sono in crisi hanno bisogno di vivere nel modo più sereno a stabile possibile, e questo all'Ilva non siamo riusciti a darlo».

L'ILVA SI TRASFORMERÀ IN UN COLOSSO STATALE DAI PIEDI D'ARGILLA - L'Ilva è una realtà viva, nel 2014 è stato venduto tutto quello prodotto. Servono risorse e l'importante è che si vada veloci, rapidi, anche più rapidi del passaggio di questo decreto legge", ha detto Guerra ricordando i 150 milioni che devono essere dati all'azienda dopo la fine del contenzioso con Fintecna, durato più di vent'anni. Per l'ex amministratore delegato di Luxottica e neo-consigliere di Palazzo Chigi, non ci sono dubbi: «Bisogna riuscire a fare tutti i passaggi necessari per cui queste somme sequestrate arrivino a Ilva per finanziare il piano ambientale, e rimettere in piedi l'azienda che è straordinariamente viva. E' importante darle un destino, un ideale, un'identità, ricreare un'azienda che sia in grado di stare sul mercato. Se arriviamo a quel punto, penso che la parte più difficile sia passata. Ilva è strategica per l'Europa e per l'Italia, è un sito straordinario.» Ed ha concluso:«Servono delle firme e mi auguro arrivino oggi o domani».Andrea Guerra non fa minimamente cenno alla strana schizofrenia che improvvisamente ha colpito il nostro paese: fino a qualche tempo fa mortificato, sofferente e umiliato dai danni ambientali, sociali e sanitari causati dallo stabilimento di Taranto della Spa dei Riva; e ora tutto proteso verso l'urgenza di salvarla con soldi pubblici. E c'é da chiedersi anche come mai, un uomo come Andrea Riva - che si è distinto per essere stato un grande manager di aziende private - ora non abbia dubbi sulla necessità di trasformare in tutta fretta la (quasi ex) Spa della famiglia Riva in un colosso statale dai piedi d'argilla.