17 giugno 2019
Aggiornato 19:00
Relazioni internazionali

La fine del South Stream nella geopolitica

È finita, e in questo caso si può dire: l’Europa non ha un tubo da fare, almeno per quanto riguarda il South Stream. Durante la sua visita ufficiale in Turchia Vladimir Putin ha messo il punto finale in questa storia complicata.

È finita, e in questo caso si può dire: l’Europa non ha un tubo da fare, almeno per quanto riguarda il South Stream. Durante la sua visita ufficiale in Turchia Vladimir Putin ha messo il punto finale in questa storia complicata: «la Russia nelle circostanze attuali non può continuare l’attuazione del progetto». Il gasdotto che avrebbe dovuto collegare la Russia all’Europa meridionale, passando sotto il Mar Nero non si costruirà più.
Gazprom punta alla creazione di un nuovo gasdotto in Turchia, la quale da gennaio riceverà più gas russo, e anche scontato. Ma con la fine del South Stream e l’asse strategico Ankara-Mosca come cambierà la cartina geopolitica?
Ne abbiamo parlato con Tiberio Graziani, presidente dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica (IsAG) e direttore della rivista «Geopolitica», che ha gentilmente rilasciato un’intervista a La Voce della Russia.

-Il grandioso progetto «South Stream» finisce qui. Quali potrebbero essere le conseguenze per l’Italia secondo lei?
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 Prima di tutto bisogna dire che quando un progetto di così vasta portata fallisce si tratta sostanzialmente di una sconfitta per tutti i partner, per l’Italia in particolare e l’Eni. Sul piano finanziario non ci saranno grandi perdite per l’Eni, perché l’architettura finanziaria dell’intero progetto non lo permette per una serie di salvaguardie. Questo riguarda anche i partner francesi.
C’è un aspetto che va considerato: abbiamo un gasdotto in meno, un’opportunità in meno per un Paese membro dell’Unione Europea di approvvigionarsi. Inoltre, noi sappiamo che il South Stream era il progetto gemello del North Stream. Ebbene l’eliminazione del primo, in effetti, rafforza la posizione della Germania rispetto agli altri Paesi membri dell’Unione Europea, in particolare l’Italia.

- Sono stati firmati accordi bilaterali tra Russia e Turchia, che a proposito riceverà più gas russo da gennaio con uno sconto del 6%. Mosca dirige la sua energia verso altre regioni. Tutto ciò come potrà ridefinire la carta geopolitica mondiale?
Senza meno la ridefinisce di molto. L’Unione Europea ha giocato male le sue carte sul dossier di Kiev. Quello che vediamo è uno degli esiti: l’UE è andata a rafforzare l’asse Ankara-Mosca. Per il momento questo riguarda il discorso energetico, ma noi sappiamo che lo scenario geopolitico è in grande mutamento. Sul piano strategico l’iniziativa di Putin, in accordo con i vertici di Ankara, potrebbe anche ridisegnare le alleanze nella questione siriana.

- Risalgono a qualche mese fa altri negoziati importanti tra Russia e Cina. Possiamo dire che c’è quindi un cambio di rotta importante per il futuro?
Certamente. Adesso bisognerà assistere all’evoluzione di questo cambio di rotta. Evidentemente il rapporto privilegiato che la Russia ha intessuto con la Cina negli ultimi mesi, adesso sarà rafforzato anche dal nuovo asse che si sta creando tra Ankara e Mosca. È sempre stato così: ogni volta che la Russia viene allontanata dall’Europa, perché le politiche europee vogliono penalizzare il Cremlino e il presidente Putin, poi trova spazio nella massa eurasiatica, rafforzando i rapporti con la Cina e in questo caso anche con la Turchia.