24 novembre 2020
Aggiornato 07:00
Riforma del lavoro

Francia: più lavoro, meno ferie

Tutti i paesi cercano una ricetta anti-crisi. Quella francese consiste nel ridurre i giorni di ferie sul calendario, per incrementare il Pil nazionale. Intanto, in Italia la Riforma del Lavoro deve superare lo scoglio dell'art.18.

ROMA - In Europa la crisi morde, e tutti i paesi cercano qualche soluzione da mettere sul tavolo. Uno dei problemi legati alla competitività è quello della bassa produttività, di cui soffrono anche Francia e Italia. Allora la ricetta dei cugini d'oltralpe è quella di ridurre le festività nel calendario dei lavoratori: perché la matematica non è un'opinione, e meno giorni di riposo equivalgono a un incremento del Pil nazionale. Intanto in Italia va avanti la riforma del mercato del lavoro, e non si scioglie il nodo sull'eliminazione dell'art.18.

SACCONI: UNA OLA PER RENZI - Il testo dell'emendamento all'articolo 4 della delega sul mercato del lavoro, depositato dal governo, va nella direzione di superare lo Statuto dei lavoratori e, l'introduzione del contratto a tutele crescenti per i nuovi assunti, esaurendosi i contratti in essere, va verso una modifica delle garanzie sui licenziamenti per tutti. Ne è convinto il presidente della commissione lavoro del Senato Maurizio Sacconi (Ncd) il quale, in una nota esprime la sua «piena soddisfazione». Argomenta così la sua posizione il senatore: "E' evidente che nel contratto tipico che ha oggi oltre l'80% degli italiani - è il ragionamento di Sacconi - la progressività della tutela non potrà che essere un indennizzo proporzionato, o più che proporzionato, al tempo trascorso nell'impresa. Non si parla più infatti di una nuova tipologia contrattuale, di una sorta di contratto di inserimento per il quale poteva avere senso la distinzione di due fasi di vita lavorativa. Esprimo piena soddisfazione per il nuovo testo dell'articolo 4 della legge delega sul lavoro. Esso raccoglie le forti sollecitazioni poste da tutti i moderati dell'area di governo a partire da Angelino Alfano, che con coraggio ha direttamente posto la necessità della riforma dello Statuto dei lavoratori e in esso in modo particolare dell'articolo 18 con lo scopo di incrementare la propensione a fare impresa e a fare lavoro in un tempo carico di aspettative incerte. Così come va riconosciuto il coraggio del Presidente Renzi nel sollecitare una riforma ambiziosa fino al punto di ipotizzarne una anticipazione con un ulteriore decreto legge», chiosa Sacconi.

CIVATI: ART.18? MOLTO RUMORE PER NULLA - Un'altra voce si leva dal coro, e commenta la riforma del mercato del lavoro in itinere. «Su alcuni aspetti della riforma del mercato del lavoro come l'articolo 18 si fa molto rumore per nulla. Invece sul lavoro c'è molto da discutere. Da ieri c'è una nuova segreteria del Partito democratico, c'è una direzione, ci sono i gruppi parlamentari, che ne possono discutere. Arriviamo a proporre al Paese una soluzione. Su questo ha ragione la Cgil, alcuni aspetti della riforma del lavoro potevano essere anticipati rispetto ai meccanismi complessi e lunghissimi della legge delega, almeno per la parte del contratto a tutele crescenti proposto da Tito Boeri», lo ha detto Giuseppe Civati, deputato del Partito democratico, ad Agorà Estate su Rai3. «L'abolizione dell'articolo 18 non è in campo - ha aggiunto - io sono abituato a commentare i testi».

SODDISFAZIONE GENERALE - I senatori Pietro Ichino, Hans Berger, Mario Mauro e Giuseppe Pagano, firmatari dell'emendamento 4.3 all'articolo 4 del disegno di legge-delega sul lavoro, in materia di Codice semplificato e contratto a tempo indeterminato a protezione crescente, esprimono invece piena soddisfazione per l'emendamento presentato oggi dal Governo (4.1000), radicalmente sostitutivo del testo originario dell'articolo, che persegue, amplia e perfeziona gli stessi obiettivi di riscrittura integrale della legislazione di fonte nazionale, per uno Statuto del lavoro integralmente nuovo. Lo si legge in una nota.