20 giugno 2019
Aggiornato 09:00
La crisi italiana

Squinzi: «Pubblico e privato facciano sinergia»

Il presidente di Confindustria: «Sbloccare l'Italia significa adottare una serie di misure coerenti e fare in modo che queste si traducano in comportamenti. Abbiamo bisogno di una linea che sforni a getto continuo innovazione pubblica e privata». All'UE: «Un po' più di flessibilità non farebbe male».

BOLOGNA - La situazione è «drammatica» e il Paese «è sfiduciato e distratto», ma da parte degli imprenditori non c'è rassegnazione. Lo ha assicurato il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, dall'assemblea di Unindustria Bologna.

NESSUNA RASSEGNAZIONE - «Ho più volte parlato di situazione drammatica, di un Paese sfiduciato e distratto o, peggio, quasi disinteressato al destino delle sue imprese - ha spiegato Squinzi -. Ma non ho mai parlato di rassegnazione da parte nostra». L'Italia ha potenzialità produttive molto significative nonostante la crisi economica abbia messo in sofferenza le imprese, come ha ricordato il leader degli industriali. «La domanda vera, quasi esiziale - ha proseguito - non è l'analisi della situazione ma come facciamo a moltiplicarle, come facciamo a farle crescere e come facciamo a renderle finanziariamente più solide».

BASTA GUARDARE AL PASSATO - Poi il numero uno di Viale dell'Astronomia ha sottolineato un vecchio vizio italiano, quello di guardarsi indietro: «Una parte sostanziale della nostra crisi sta nelle domande sbagliate che ci facciamo, che preludono a risposte che ci conducono fuori strada. Ci interroghiamo continuamente sugli errori commessi in passato e mentre viaggiamo rivolti al passato rischiamo di non vedere le opportunità davanti a noi e gli ostacoli che si frappongono tra noi e la crescita».

SERVE PROGETTO PER PAESE - Rivolgendosi poi al governo, Squinzi ha sottolineato che per sbloccare il Paese e rilanciare l'economia italiana non basta un «provvedimento» o «misure una tantum» ma occorre un «progetto di medio-lungo periodo». «Sbloccare l'Italia - ha spiegato Squinzi nel suo intervento all'assemblea di Unindustria Bologna - significa avere un progetto di medio-lungo periodo per il Paese, adottare una serie di misure coerenti e fare in modo che queste si traducano in comportamenti». Infatti «non si può pensare che questo obiettivo si possa raggiungere con un solo provvedimento o operando su un solo tema». Squinzi ha proseguito: «Il tema delle risorse per rimettere in moto la crescita rimane uno dei nodi fondamentali». In ogni caso «noi non abbiamo bisogno di misure una tantum», ma «abbiamo bisogno di una linea che sforni a getto continuo innovazione pubblica e privata».

PUBBLICO E PRIVATO FACCIANO SINERGIA - Il presidente di Confindustria ha poi lanciato un appello, ricordando che «non c'è più tempo indugi e le frammentazioni» perché in Italia abbiamo già «perso opportunità e occasioni storiche». Lo «sviluppo futuro» secondo Squinzi «si raggiungerà solo puntando sul cambiamento del Paese anche di noi imprenditori. Non c'è più tempo per gli indugi e le frammentazioni - ha spiegato -. Settore pubblico e settore privato devono collaborare, a partire dal superamento di quegli ostacoli che impediscono alle idee di arrivare sul mercato e trasformarsi in posti di lavoro: difficoltà nel credito per l'innovazione, uso insufficiente della domanda pubblica per promuovere l'innovazione e ritardo nella definizione di standard comuni».

PRESSIONE FISCALE INACCETTABILE - Il presidente di Confindustria ha poi spiegato che per le imprese in Italia c'è una «pressione fiscale inaccettabile». «Il nostro slancio - ha detto Squinzi - è frenato da molte concause, tra cui un enorme debito pubblico che va ridotto con decisione, una burocrazia soffocante, una pressione fiscale inaccettabile». Sul tema, il presidente degli industriali, ha aggiunto: «Siamo in attesa della definizione della delega che dovrebbe aprire una nuova stagione nel rapporto con il contribuente. Seguiremo con particolare attenzione i lavori del Parlamento per far sì che quella che è una necessità per noi si realizzi in concreto».

DA EU SERVE RIGORE INTELLIGENTE - Infine Squinzi ha riflettuto sull'Unione Europea, in vista del Eurofi-Financial Forum che prenderà il via a Milano: «Un po' più di flessibilità non farebbe male. Ho più volte espresso il mio pensiero da europeista convinto quale sono della necessità di avere un rigore intelligente».