18 settembre 2019
Aggiornato 13:30
A marzo anche l’export in sofferenza

L'economia è ferma: l'Italia non molla Putin

Anche gli ultimi dati su export ed import confermano la doccia fredda sulla ripresa. Il sottosegretario Zanetti non esclude il ricorso ad una manovra correttiva. Intanto a Mosca l’Eni conferma l’adesione al gasdotto russo, concorrente di quello americano. E la Cina compra aerei dall’Europa. Renzi vuole 150 milioni dalla Rai. Vanno alla grande Armani e la Ferrari.

ROMA - La crisi Ucraina, le mosse di Putin, la rabbia di Obama: Stati uniti ed Europa applicano e minacciano nuove sanzioni contro la Russia, ma ci sono paesi come l’Italia la cui salute economica sconsiglia fortemente di mettersi contro Mosca.
Ed ecco che, al di là delle parole (peraltro molto caute quelle pronunciate sull’Ucraina da Matteo Renzi) i fatti poi svelano che esiste un cordone ombelicale fra Roma e Mosca attraverso il quale passano non solo le speranze dell’export tricolore, ma soprattutto il capitolo ineludibile dell’energia.

INTESA ENI-GAZPROM - In queste ore ad Amsterdam c’è è stato un incontro al vertice fra l’amministratore delegato di Eni, Claudio De Scalzi e Aleksey Miller, numero uno del colosso russo del gas, Gazprom.
Un vero e proprio incontro bilaterale tenuto con l’evidente scopo di dimostrare al mondo che l’intesa fra l’Italia e la Russia per la costruzione di South Stream, un progetto fortemente osteggiato dagli americani fautori di una linea alternativa e concorrente, non conosce ostacoli.

IL GASDOTTO DELLA DISCORDIA - South Stream, e un gasdotto voluto dalla Russia, e nato da un accordo Eni-Gazprom (l’Eni partecipa per il 20 per cento, ma ci sono anche tedeschi e Francesi) per portare il gas direttamente in Europa attraversando il Mar Nero, aggirando tra l'altro il territorio ucraino per il transito.
«E' stato notato come il progetto stia avanzando con successo», ha affermato in un comunicato Aleksy Miller, al termine dell’incontro con De Scalzi.
Il numero uno di Gazprom ha inoltre tenuto a sottolineare che il piano per questa nuova via del gas russo sta andando avanti con successo nonostante incontri molte perplessità in Europa.
Infine, come ciliegina sulla torta, il potente Miller ha anche ricordato che si è anche discusso delle forniture di metano russo all’Italia. Un modo (ma forse anche un avvertimento) per rimarcare quanto il nostro paese sia dipendente dall’energia che ci fornisce la Russia.

AIRBUS - Che ci sia in atto una guerra commerciale globale lo dimostra la tempestività con la quale China Southern, che controlla la più grande flotta di velivoli nel paese asiatico, ha siglato una commessa con l’europea Airbus (dentro c’è anche l’Italia) per 80 esemplari di A320, che ai prezzi di listino corrispondono a 7,9 miliardi di dollari.
Insomma una bella mano della Cina stesa amichevolmente verso l’Europa, agguerrita concorrente degli americani sul mercato aereonautico.

EXPORT-IMPORT - Nel caso ci fosse qualche dubbio sulla necessità delle nostre esportazioni di essere ben viste da Mosca (come dalla Cina) oggi sono arrivati i dati sul nostro export e sulle nostre importazioni.
C’è stato un arretramento, rispettivamente dell’1,o e dello 0,8 per cento su tutti e due i fronti.
Nelle importazioni c’è stati un vistoso calo dello 6,6 per cento di prodotti energetici che conferma la marcia indietro del Pil annunciata ieri.

MANOVRA CORRETTIVA - Con questi dati oggettivi c’è poco da meravigliarsi se il sottosegretario all'Economia, Enrico Zanetti, intervenuto a Effetto Giorno, su Radio24, ha messo fin d’ ora le mani avanti affermando che «è evidente che se il trend continua a rimanere sotto le stime presenti nel Def i conti dovranno essere rifatti”. Poi, in un sussulto di ottimismo l’esponente del governo ha leggermente corretto il tiro confermando una timida fiducia sui dati di crescita annunciati: “vedremo con il dato del secondo trimestre quello che sarà. Siamo anche convinti che questa manovra che abbiamo effettuato darà un contributo in termini di ripresa dei consumi”, ha concluso il sottosegretario all’Economia.

TAGLI ALLA RAI - Intanto non si placa la buriana sollevata in Rai dal premier che anche nelle ultime ore ha confermato l’intenzione del governo di affibbiare una sforbiciata da 150 milioni ai conti di viale Mazzini.
«Non vedo, poi, come sia contestabile il dato che la Rai da sola abbia molti più dipendenti di Mediaset, Sky e La7 tutte insieme. E' vero che la Rai ha 13mila dipendenti contro i 21mila della Bbc, ma la tv britannica ha un giro d'affari più che doppio rispetto alla tv pubblica italiana. In generale sconsiglierei all'Usigrai un confronto con la Bbc», ha contestato polemicamente al sindacato Rai, Usigrai, il sottosegretario al ministero dello Sviluppo economico, con delega alle comunicazioni Antonello Giacomelli.
Il governo «vuole riformare l'azienda e ridare al servizio pubblico la centralità perduta. Non punirla”, ha aggiunto Giacomelli.

BENE ARMANI E FERRARI - In un quadro certamente non roseo vale la pena però di ricordare anche qualche segnale rassicurante: sia Armani che la Ferrari hanno chiuso in bellezza il 2013 e aperto alla grande il primo trimestre del 2014.
Big Giorgio nel 2013 ha realizzato ricavi 2,186 miliardi di euro con un aumento del 4,5 per cento. Inoltre in cassa vanta una liquidità, disponibile per ulteriori investimenti, di 700 milioni
Infine la Ferrari ha chiuso il primo trimestre 2014 con un utile netto di oltre 57 milioni di euro, con una crescita del 5%.