30 novembre 2020
Aggiornato 12:30
La questione lavoro divide il PD

Ichino: Il problema è il merito e non Fassina

«Sì o no al colpo di reni per il mercato del lavoro è un tema reale ma bipartisan». Il Senatore-giuslavorista ha escluso che la sua mancata nomina a ministro del Welfare nel governo Monti sia stata frutto di un veto del PD

ROMA - Decisa presa di distanza da Pietro Ichino dalla iniziativa con la quale i Liberal del Pd guidati da Enzo Bianco e in nome della difesa delle posizioni proprio del giuslavorista democratico e dei contenuti delle richieste Ue-Bce all'Italia hanno chiesto pubblicamente le dimissioni del responsabile Economia della segreteria del Pd Stefano Fassina che quelle posizioni avversa.

Il problema è di merito - «Ci troviamo di fronte a una situazione - ha sottolineato fra l'altro Ichino, ospite della Telefonata di Maurizio Belpietro su Canale 5 - in cui il discrimine passa tra chi, come me e altri nel Pd, nel centrosinistra ma anche in altri schieramenti politici, crede sia necessario dare un colpo di reni per allinearsi ai parametri europei e chi crede che non serva». Dunque «il problema» di merito «c'è ma va affrontato sulle questioni di merito» ma «non è solo del centrosinistra: investe tutta la politica italiana. Ci troviamo di fronte a una scelta che non è tra destra e sinistra». Una linea che lo stesso Ichino ricorda essere stata espressa anche da altri esponenti diverse minoranze interne al Pd, da Walter Veltroni a Ignazio Marino. E della stessa maggioranza interna, a partire da Massimo D'Alema ed Enrico Letta.
Tanto meno, dunque, per Ichino, può essere affrontato in termini di conflitti interni al solo Pd e tanto meno ancora di conflitti personali rispetto alle posizioni di responsabilità individuali all'interno del partito. «Non faccio parte di questo gruppo e non ho firmato la lettera - ha spiegato, correggendo ancora le prime indiscrezioni che ieri lo volevano fra i promotori stessi dell'iniziativa- perchè ho sempre sostenuto che non bisogna personalizzare i problemi politici ma affrontarli sui contenuti, sulla linea politica».

Nessun veto del partito alla mia designazione a Ministro del Lavoro - Da ultimo, il senatore-giuslavorista ha escluso che la sua mancata nomina a ministro del Welfare nel governo Monti sia stata frutto di un veto del Pd nei suoi confronti ma sia invece da ricondurre alla scelta di non inserire nel nuovo esecutivo nè politici nè parlamentari. «E' vero - ha risposto a Belpietro-che c'era qualche esponente contrario ma non c'è stato nessun veto del partito alla mia designazione a ministro del Lavoro», tanto che «se non fosse stata posta la regola che nessun parlamentare può ricoprire cariche di governo, penso che allora avrei avuto qualche possibilità».