26 ottobre 2020
Aggiornato 13:30
Il video-editoriale per il Diario Motori

Beltramo e Corgnati: Queste gomme impazzite snaturano la MotoGP

Gli pneumatici Michelin dal comportamento sempre più imprevedibile stanno condizionando anche questo Gran Premio di Barcellona: Dani Pedrosa, che le stressa meno, è davanti; le Yamaha che non si sono adattate vanno in crisi. E domani il finale di gara rischia di essere anche peggio

BARCELLONA – Qualifiche del Gran Premio di Barcellona dominate, non solo da Dani Pedrosa, ma anche dal tema delle gomme: «Pedrosa è stato velocissimo – analizza il nostro Paolo Beltramo – Nelle libere numero 4, quelle in cui si prova il passo gara, ha dato mezzo secondo a Iannone, il migliore degli inseguitori; nelle qualifiche comunque tre decimi abbondanti. Lui è l'unico che ha dato l'impressione di essere superiore e di poter staccare gli altri. Un po' perché leggero, quindi mette meno in crisi le gomme, e ha anche uno stile più delicato. E anche il lavoro che sta facendo con Gibernau ha dato i suoi frutti». Il suo compagno di squadra Marc Marquez, invece, non ha sfruttato la chance per via dei troppi errori: «Quest'anno è già caduto dodici volte, cinque solo in questo Gran Premio e due nelle qualifiche, che durano un quarto d'ora. Un filino troppo, perché più cadi e più rischi di farti male. D'altronde fa parte del suo stile ed è bello per quello».

La roulette degli pneumatici
Le Yamaha, invece, sono state soprattutto rallentate da un adattamento impossibile con gli pneumatici, finendo nona con Maverick Vinales e tredicesima con Valentino Rossi: «I due Gran Premi spagnoli, sia a Jerez che qui, si sono finora svolti su due piste in cui le moto pattinavano quasi in rettilineo. Sarebbe ora di rifare gli asfalti, ma anche la Michelin si deve dare una mossa. La Yamaha non è venuta qui a provare venti giorni fa ma non esiste che la moto che ha dominato l'inizio di questo Mondiale faccia fatica ad entrare nei primi dieci in qualifica. Non è giusto e non va bene». E l'usura eccessiva delle coperture potrebbe condizionare pesantemente anche la seconda parte di gara: «Sarà poco spettacolare, bisognerà stare molto attenti a non cadere, si rischia che alla fine vada più forte chi è andato più piano all'inizio: significa un po' snaturare le corse».