14 novembre 2019
Aggiornato 07:00

Milan: le ragioni di Gattuso e le colpe della proprietà

L’avvio di campionato sta mettendo a nudo tutti i limiti di una squadra costruita male e senza guide all’altezza

Gennaro Gattuso ha allenato il Milan per un anno e mezzo, da novembre 2017 a maggio 2019
Gennaro Gattuso ha allenato il Milan per un anno e mezzo, da novembre 2017 a maggio 2019 ANSA

MILANO - Alla fine Gattuso e Leonardo sono diventati amici, o almeno alleati. Strano, vero? Eppure il loro addio al Milan lo scorso giugno ha evidenziato una sintonia fra l’allenatore calabrese ed il dirigente brasiliano che oggi, a 4 mesi di distanza, fa riflettere e non poco l’intero popolo milanista e, chissà, forse anche la dirigenza rimasta in sella. Riavvolgiamo il nastro alla fine dello scorso campionato: il Milan arriva quinto ad un punto, una traversa e 10 minuti dalla qualificazione in Coppa dei Campioni, forse basterebbe per confermare in panchina Gennaro Gattuso, nonostante qualche critica sul suo gioco poco brillante.

Richieste

Il tecnico dialoga con la dirigenza, è disposto a rimanere ma chiede un cambio di rotta, pretende che la rosa venga rinforzata con almeno tre elementi di esperienza da affiancare alla banda di giovanotti che il club vuole mettergli a disposizione per diktat societario. Organico quasi esclusivamente formato da under 23, a Gattuso starebbe anche bene ma quei tre uomini maturi (fra cui indica esplicitamente Frank Ribery, poi finito alla Fiorentina) li vuole. La proprietà (cioè Gazidis) dice no e Gattuso, in disaccordo con la politica milanista, saluta, ringrazia e si accomoda fuori da Milanello, rescindendo anche il contratto e smettendo di gravare col suo stipendio nelle casse del club. Insieme a lui va via anche Leonardo che già a gennaio si era visto rifiutare da Gazidis (ancora lui) gli acquisti di Fabregas ed Ibrahimovic, ormai pronti a vestire il rossonero.

Riscontri

E a leggerle ora quelle richieste, come si può non dar ragione a Gattuso e Leonardo? Al Milan (poi affidato all’inesperto Giampaolo e successivamente a Stefano Pioli) gestito da Paolo Maldini (3 milioni di ingaggio nel ruolo di direttore tecnico al posto del brasiliano) e da Zvonimir Boban, manca esperienza, la rosa è giovane, troppo, la più giovane della serie A, un vanto per la proprietà rossonera, un calvario per i tifosi, costretti a vedere la loro squadra del cuore arrancare a metà classifica, con calciatori timidi, impauriti e senza una guida esperta (tanto in campo quanto in panchina), in grado di riportare calma, serenità e sicurezza nello spogliatoio. Al Milan manca esperienza ovunque: la proprietà è improvvisata, la dirigenza è al primo incarico importante, gli allenatori non presentano un curriculum di primissimo livello, i giocatori giovani ed insicuri.

Soluzioni

Logico che, ai primi risultati negativi, il gruppo si sia afflosciato, accartocciato su sé stesso, incapace di aggrapparsi ad una ciambella di salvataggio che i comandanti della nave milanista hanno dimenticato di montare. Una carenza a cui la dirigenza dovrà provare a porre rimedio già nel prossimo mercato di gennaio, anche se, ancor prima di Boban e Maldini che hanno effettivamente ammesso l’esistenza del problema, dovrà convincersi l’amministratore delegato Ivan Gazidis (sempre lui), convinto che la linea verde adottata aumenti d’incanto ricavi, fatturato, rapporti commerciali e risultati sportivi. Gli esiti sono altresì drammatici, il Milan cola a picco, se ne sono accorti tutti tranne, purtroppo, gli unici a poterci porre rimedio.