19 agosto 2018
Aggiornato 21:00

Milan: l’ultimo mistero in arrivo dalla Cina

L’avventura del clan cinese alla guida del Milan può dirsi definitivamente conclusa ma continuano ad emergere particolari inquietanti sulla loro gestione.
Yonghong Li e Han Li, al tempo ancora sorridenti
Yonghong Li e Han Li, al tempo ancora sorridenti (ANSA)

MILANO - Non ci posso credere. Lo slogan di Aldo Baglio, pedina preziosa del famoso trio Aldo, Giovanni & Giacomo, sembra il più idoneo per commentare quanto sta emergendo nelle ultime ore su quel che resta della ex proprietà cinese dell’Ac Milan a nome di Yonghong Li. Secondo quanto riporta l’edizione di Repubblica oggi in edicola, pare sia emersa una clamorosa novità: «Milan, l’ultimo mistero della licenza marketing per la Cina», titola il quotidiano romano, a conferma come la parola «mistero» sia quella più frequentemente associata al club rossonero da un anno e mezzo a questa parte.
Pare che la firma dell’accordo per lo sviluppo della Red&Black, il famoso veicolo del marketing rossonero in Cina che avrebbe dovuto garantire secondo il business plan farlocco di Marco Fassone oltre 200 milioni di ricavi, risalga al 13 ottobre 2017, cioè ben sei mesi dopo il passaggio di proprietà del Milan.

Quanti misteri
Un dato anacronistico e in oggettiva controtendenza nei confronti del fin troppo ottimistico piano di sviluppo in Cina presentato dall’ad rossonero all’Uefa, fin dal primo incontro per la richiesta del voluntary agreement.
Ma non è finita, perchè sempre Repubblica afferma che nella presentazione dell’aprile di quest’anno dell’accordo di collaborazione tra Red & Black e il Guizhou, club della Super League cinese, non emerga alcuna legittimazione della camera di commercio locale, né un timbro dell’autorità competente. Come a dire che dal punto di vista giuridico, quell’accordo è del tutto nullo. Come tutto quello che è accaduto al Milan negli ultimi 18 mesi del resto.
Con buona pace di Silvio Berlusconi che aveva garantito personalmente riguardo la serietà dei cinesi.