19 settembre 2019
Aggiornato 19:00

Hamilton non lo ammette, ma ha tanti motivi per preoccuparsi

Il campione del mondo in carica smentisce, ma nella sua Mercedes è ormai scattato l'allarme: il pilota è irriconoscibile e la macchina non è più quella da battere

La Mercedes di Lewis Hamilton davanti alla Ferrari di Kimi Raikkonen durante il GP del Canada di F1 a Montreal
La Mercedes di Lewis Hamilton davanti alla Ferrari di Kimi Raikkonen durante il GP del Canada di F1 a Montreal Mercedes

ROMA – E così Lewis Hamilton e la Mercedes si ritrovano di nuovo a inseguire. Una posizione scomoda, ma soprattutto inusuale per il pilota e la squadra che hanno dominato incontrastati le ultime stagioni della Formula 1. Sufficiente, insomma, per far scattare un vero e proprio allarme dalle parti di Brackley: che il campione del mondo in carica, però, continua a voler scacciare, per evitare che si insinui il rischio del cosiddetto 'braccino'. «Non voglio lasciare che questo pensiero mi entri in testa – ha ribadito il pilota anglo-caraibico – Questo sarebbe il primo segno di debolezza, e la mia mente non è debole. Pensate al tennis: se guardi attraverso la rete e pensi 'Potrei perdere questa palla', l'hai già persa. Non importa da che posizione in griglia di partenza scatto, non guardo mai nessun altro pilota pensando 'Potrebbe battermi'. Semmai penso 'Come posso batterlo? Come posso migliorare?' e continuerò a farlo finché morirò. Sono qui sempre per vincere, e credo ancora che possiamo riuscirci. Ho totale fiducia nei miei ragazzi e metto tutte le mie energie verso di loro».

Problemi tecnici
Per quanto lui tenti di negare, però, di ragioni per preoccuparsi Hamilton in effetti ne ha parecchie. A parte la vittoria fortunosa di Baku, l'unico Gran Premio in cui è apparso l'uomo da battere, finora, è stato quello di Barcellona. Per il resto, gare opache, in cui spesso è finito addirittura dietro al suo compagno di squadra Bottas, si sono alternate ad autentici disastri (persino domenica scorsa a Montreal, una delle sue piste preferite): ben lontani da quelle prestazioni impeccabili, da schiacciasassi, a cui ci aveva abituato negli anni passati. Ma se il pilota è apparso irriconoscibile, la macchina forse si è rivelata addirittura peggiore: è difficile da mettere a punto, si surriscalda, non riesce a gestire le gomme. E mentre la rivale Ferrari, già nata bene, inanella puntualmente una serie di evoluzioni importanti ad ogni fine settimana, le Frecce d'argento sono inciampate anche in un problema di qualità delle componenti proprio in Canada che ha impedito l'introduzione del nuovo motore. Va bene l'ottimismo, dunque, ma di fronte a questi incontrovertibili dati di fatto persino lo stesso cinque volte iridato è stato costretto ad ammettere che la sua non è più la monoposto di riferimento del lotto. «Penso che la nostra macchina abbia del potenziale – ha aggiunto – L'anno scorso voi scrivevate che la Mercedes aveva la macchina migliore, e alla fine abbiamo fatto il lavoro migliore. Probabilmente questo non lo scrivete più ora, perché non sempre siamo più veloci degli altri, ma la situazione è comunque molto combattuta. Le Red Bull si inseriscono nella battaglia di tanto in tanto, la Ferrari finora è stata la squadra più consistente, ma mancano ancora molte gare».

Tenere duro
Lo scenario nel team anglo-tedesco è dunque poco rassicurante, ancor più di quanto non riveli quel punto di distacco da Sebastian Vettel in classifica piloti. «Sicuramente è dura quando senti di aver fatto tutto giusto e non ottieni il risultato – conclude Hamilton – Ogni membro della squadra sente questo dolore, ma noi vinciamo e perdiamo insieme, perciò dobbiamo solo risollevarci restando uniti. La strada è ancora molto, molto lunga: ci aspettano giorni belli e altri brutti. Non posso prevedere quando saranno, solo prepararmi al meglio possibile, per limitare i danni nei giorni brutti e capitalizzare quelli belli».