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Milan: tre nuovi elementi per convincere l’Uefa

Manca ormai solo una settimana al momento in cui il Milan si presenterà di fronte all’Adjudicatory Chamber dell’Uefa con l’obiettivo di non essere escluso dall’Europa. Ecco la strategia di Fassone.

L'ad rossonero Marco Fassone
L'ad rossonero Marco Fassone (ANSA)

MILANO - Meno sette. Tra esattamente una settimana, il Milan si presenterà a Nyon per l’audizione di fronte ai cinque membri della camera giudicante dell’Uefa: la sentenza definitiva non è detto che arrivi immediatamente, anzi, è lecito supporre che possa slittare entro le 48-72 ore. Attimi infiniti che il tifoso rossonero vivrà con il cuore in gola e l’ansia a mille, consapevole che da quella sentenza potrebbe decidersi il futuro del Milan, almeno nell’immediato. Dopo la duplice batosta rimediata da Fassone, la prima a dicembre quando fu respinta la richiesta di aderire al regime del voluntary agreement, la seconda di qualche settimana fa quando fu bocciata perfino l’ipotesi settlement, la task force messa in piedi dall’ad rossonero ha prodotto un documento di circa 25 pagine contenente una ricca memoria difensiva costruita con l’obiettivo di far cambiare idea ai vertici di Nyon.

I precedenti
Missione difficile, tanto vale essere subito chiari, ma non impossibile, soprattutto se verranno presi in considerazione i tre nuovi elementi che il Milan è intenzionato a mettere sul piatto. Il primo ha a che fare con i numeri: innanzitutto il debito in bilancio si riferisce al triennio precedente all’attuale gestione (quella berlusconiana, per intenderci) e quindi non sarebbe corretto punire l’attuale dirigenza, ma c’è soprattutto un principio di eguaglianza che non sarebbe rispettato. Altri club nella stessa situazione del Milan, vedi ad esempio l’Inter che nel 2015 si è presentato davanti alla commissione dell’Uefa con un passivo in bilancio molto più ampio rispetto a quello dei rossoneri, non hanno subito l’esclusione dalle coppe.

Nuovo socio
Il secondo elemento su cui il Milan spera di riuscire a far leva è relativo al sempre più probabile ingresso in società di un nuovo socio, inizialmente di minoranza, poi in grado di prendere in mano il 51% del pacchetto azionario del club. Anche se c’è tutt’ora il massimo riserbo sul nome del possibile nuovo partner di mister Li, in via Aldo Rossi non si fa nulla ormai per tenere nascosta la cosa, venuta irrimediabilmente fuori quando si è scoperto che il presidente del Milan era venuto in Italia per qualche giorno all’insaputa di tutti e pianificando riunioni ed appuntamenti al di fuori dai consueti circuiti legati al club. L’unico problema è rappresentato dallo scorrere veloce del tempo. Impensabile chiudere un accordo così importante in appena una settimana, ma presentarsi di fronte Adjudicatory Chamber dell’Uefa con un agreement tra Yonghong Li e il nuovo socio potrebbe rappresentare un segnale forte di continuità, esattamente quello che pretendono a Nyon.

Mossa decisiva
Ma il vero asso nella manica che Marco Fassone ha in serbo per l’Uefa sembra essere la presentazione di garanzie bancarie per 100 milioni di euro, vale a dire l’ammontare circa delle perdite previste. Indubbiamente un segnale forte di solidità societaria e probabilmente la mossa decisiva per evitare l’esclusione dalle coppe europee.
Era questa infatti una delle richieste dell’Uefa al momento della richiesta da parte del Milan del voluntary agreement. Allora il board di Nyon, in mancanza di notizie certe sulla consistenza patrimoniale di Yonghong Li, chiese fideiussioni bancarie o il deposito dell’intera somma.
Tre elementi forti su cui puntare per sconfiggere la diffidenza della commissione giudicante dell’Uefa. Basteranno?