19 giugno 2019
Aggiornato 21:00
Formula 1 | Gran Premio di Montecarlo

La spiata contro la Ferrari veniva da un ex ferrarista (ma non ha funzionato)

È stato un ingegnere passato da Maranello alla Mercedes a mettere in giro i sospetti sulla presunta irregolarità della batteria della SF71H. Ma era tutto falso

La Ferrari di Sebastian Vettel in pista durante il GP di Montecarlo di F1
La Ferrari di Sebastian Vettel in pista durante il GP di Montecarlo di F1 ( Ferrari )

MONTECARLO – Partiamo dalla fine, ovvero dalla Ferrari assolta con formula piena, per sentenza della Federazione internazionale dell'automobile. «Siamo soddisfatti, è tutto in ordine – chiarisce il direttore di gara Charlie Whiting ai microfoni del quotidiano inglese Daily Mail – La questione è stata aggravata da accuse infondate che sono circolate nel paddock come un incendio». La «questione» di cui parla il giudice supremo della Formula 1 è naturalmente l'intrigo delle batterie della SF71H, sospettate di fornire una potenza extra attraverso una costruzione illegale.

I veleni dell'ex
Non c'era niente di vero, dunque: la Rossa di Maranello è pulita. Ma la rivelazione più esplosiva sganciata da Whiting riguarda l'origine di queste voci maligne contro il Cavallino rampante. Che, come si immaginava, sono state effettivamente messe in circolo dai rivali della Mercedes, ma in particolare da Lorenzo Sassi, ex capo progettista dei motori oggi passato appunto alla corte di Stoccarda. Proprio da lui è partita la spifferata nei confronti del suo direttore tecnico, l'altro ex ferrarista James Allison, il quale a sua volta l'ha posta all'attenzione della Fia. «Le indiscrezioni sono nate da un ex motorista della Ferrari che oggi lavora alla Mercedes – conferma infatti il tecnico federale – ma le sue informazioni erano vecchie, perché nel frattempo aveva dovuto trascorrere, per contratto, un periodo di sospensione dal lavoro. Se il caso fosse stato solido ci saremmo rivolti ai commissari, ma invece non c'era niente. Se la Mercedes avesse ritenuto di avere qualche dubbio sostanziale, avrebbe potuto presentare un reclamo».

Sotto la lente d'ingrandimento
Invece, la protesta ufficiale non è mai arrivata: al contrario, le Frecce d'argento hanno cercato furbescamente di far aprire un'indagine contro gli avversari italiani senza esporsi in prima persona. La campagna di fango contro la Ferrari è partita proprio alla vigilia del Gran Premio dell'Azerbaigian, quando Sebastian Vettel era in testa al Mondiale, ma il nodo è stato così complicato da sciogliere che la stessa Federazione ha dovuto richiedere l'intervento del suo nuovo esperto di motori, il francese Cedrik Staudohar (ex ingegnere di Honda e Renault). «Avevamo delle preoccupazioni a Baku che non siamo stati in grado di spiegare – ha ricostruito ancora Whiting – Nella gara successiva, in Spagna, la Ferrari ci ha mostrato delle prove che hanno aiutato a confermare che sono all'interno delle regole. Prima di tutto abbiamo studiato i dati, scavando piuttosto in profondità. Abbiamo dovuto comprendere se le spiegazioni della Ferrari fossero valide. Non abbiamo mai avuto dubbi, ma già venerdì sera ne eravamo del tutto convinti. Abbiamo dei ragazzi piuttosto intelligenti che lavorano per noi proprio per scoprire situazioni di questo genere. Probabilmente chiederemo alla Ferrari di utilizzare un nuovo hardware nelle prossime gare per rendere più semplice il nostro controllo, ma abbiamo un sistema qui a Montecarlo che ci permette di stabilire quello che sta accadendo anche senza sensori aggiuntivi».