23 ottobre 2019
Aggiornato 18:00

Aston Martin sfida la Ferrari: «Se loro lasciano la F1, li sostituiamo noi»

La casa inglese è favorevole al tentativo, portato avanti da Liberty, di rendere più semplici ed economici i motori. E si candida come fornitore della Red Bull

Daniel Ricciardo con una Aston Martin e il motorhome della Red Bull
Daniel Ricciardo con una Aston Martin e il motorhome della Red Bull Red Bull

ROMA – La Aston Martin fa sul serio, eccome: non è ancora ufficializzato il suo ingresso in Formula 1, eppure ha già dichiarato guerra alla Ferrari. Anche lo storico marchio inglese di auto di lusso, infatti, è sceso in campo nell'intricata battaglia che deciderà i futuri regolamenti tecnici del Mondiale. E se da una parte la Rossa di Maranello, insolita alleata della Mercedes, si è schierata per mantenere gli attuali motori V6 ibridi, dall'altra la casa di Londra appoggia invece i tentativi dei padroni del campionato, il gruppo americano Liberty Media, di semplificarne la tecnologia riducendo i costi.

I sostituti
La posizione della Aston Martin, insomma, è radicale quanto provocatoria: se la Ferrari decidesse effettivamente di abbandonare la F1 in protesta con questa rivoluzione tecnica, si candidano proprio loro a sostituirla. «La Liberty sta ovviamente spingendo per introdurre una nuova architettura di motore per il 2021: vogliono che questo sport faccia dei passi avanti – ha dichiarato il presidente e amministratore delegato, Andy Palmer, in un'intervista concessa alla rivista specializzata F1 Racing – Al contrario, le squadre già presenti nel Mondiale insistono per non cambiare troppo i propulsori. Per come era prima questo mondo, un tempo avrebbero già vinto, non è vero? La Red Bull in un certo momento è stata lasciata da sola. Ma ora hanno qualcuno alle loro spalle che gli dice: 'Se scriverete così le regole, potremmo essere interessati a fornirvi un motore'. Ora c'è un'alternativa. Ora, quando la Ferrari minaccia di lasciare questo sport, la Liberty può risponderle: 'Beh, Aston e Ferrari hanno lo stesso tipo di spazio, lo stesso tipo di clientela, forse se voleste andarvene non sarebbe una brutta cosa'».

Verso l'avvenire
Si potrebbe obiettare che l'immagine internazionale che il Cavallino rampante vanta nei confronti dei suoi milioni di tifosi in tutto il mondo, in quanto scuderia più antica del campionato, non potrebbe essere facilmente rimpiazzata da un costruttore che ha corso solo nel biennio 1959-60, senza cogliere nemmeno un punto iridato. Ma a Palmer questo sembra importare poco: «Ad oggi di cosa ha bisogno la F1? Di un bel calcio nel sedere, per ricordarle quali sarebbero i suoi obiettivi. Non si tratta di un braccio di ferro sempre più grande: il suo cuore dovrebbe essere quello dell'intrattenimento, del fascino verso gli appassionati di motori e della spinta tecnologica. Con il modo in cui ci stiamo comportando, oggi, stiamo infastidendo quelli che comandano, stiamo facendo parlare di noi. E anche se alla fine dovessimo gettare la spugna, forse avremmo fatto la nostra parte nel processo di miglioramento di questo sport». Come abbiamo detto, dunque, la Aston Martin fa davvero sul serio, e promette di mettere sul piatto una quantità di risorse tecniche e umane davvero all'altezza di questa nuova sfida: «Non mi illudo minimamente sulla difficoltà di costruire un motore da F1: in fondo, originariamente io sono proprio un ingegnere motorista. Ma se dovessero davvero semplificare la struttura e mettere un tetto ai costi di sviluppo, ci sarebbe la possibilità reale di un nostro coinvolgimento. Se potessimo farlo, lo faremmo, e non per fornire un propulsore che metta la Red Bull a fondo griglia».