24 gennaio 2020
Aggiornato 07:00
Calcio | Nazionale

Milan-Uefa, tutte le ragioni di una bocciatura inevitabile

Sono sostanzialmente tre le ragioni principali per cui l’Organo di Controllo Finanziario per Club UEFA ha bocciato il club di via Aldo Rossi.

Il proprietario del Milan Yonghong Li
Il proprietario del Milan Yonghong Li ANSA

MILANO - All’indomani della sentenza che di fatto ha rivoluzionato l’universo Milan, gettando una luce cupa ed inquietante sul futuro rossonero, è il momento delle analisi, delle valutazione, dei bilanci. Perchè la camera di investigazione dell’Organo di Controllo Finanziario per Club UEFA (CFCB) ha deciso di rinviare l’AC Milan alla camera giudicante del CFCB per la violazione delle norme del fair play finanziario, in particolare per la violazione della regola del pareggio di bilancio? Tutto ruota attorno a questo punto, probabilmente l’aspetto chiave per cercare di correre ai ripari in vista della sentenza definitiva che arriverà a metà giugno e che potrebbe avere ripercussioni devastanti per il futuro europeo dell’ex club più titolato al mondo.

Prima ragione
Secondo quanto emerge dal dispositivo della sentenza, ma anche leggendo tra le righe le ragioni di un no così fragoroso, dietro la bocciatura dell’Uefa al Milan alla richiesta di settlement agreement ci sono diverse motivazioni.
Il problema principale è legato al mancato rifinanziamento del debito che club e proprietario hanno contratto con il fondo Elliott e che scade a ottobre 2018. In quest’ottica ha giocato in maniera pesantissima l’indecisione di Yonghong Li che con almeno 3 proposte sul tavolo continua a traccheggiare e rimandare in attesa di offerte più vantaggiose.

Seconda ragione
La seconda riporta naturalmente alla coltre di mistero che ancora avvolge il proprietario del club, l’ineffabile e praticamente sconosciuto Yonghong Li. A nulla sono valse le invocazioni di Marco Fassone che ha ricordato la puntualità degli aumenti di capitale e soprattutto del pagamento di stipendi e scadenze varie. All’Uefa l’impalpabilità del sedicente uomo d’affari di Hong Kong non è mai piaciuta e con questa sentenza l’ha dimostrato inequivocabilmente.

Terza ragione
La terza e ultima ragione del no di Nyon è relativa ai dubbi concreti sui ricavi che Fassone ha dichiarato di poter ottenere in Cina. La controllata del club rossonero, Milan China, fatica a decollare e le aspettative esaltanti della nuova proprietà a inizio stagione sono andate a cozzare contro una realtà ben più complessa.