17 ottobre 2019
Aggiornato 12:00

Tra i team è guerra. Mercedes e Red Bull accusano Ferrari: «Ha violato i patti»

Volano scintille in conferenza stampa tra i boss Wolff, Arrivabene e Horner. Sul banco degli imputati la Rossa per l'assunzione dell'ex tecnico della Federazione

Il team principal Maurizio Arrivabene nel box della Ferrari
Il team principal Maurizio Arrivabene nel box della Ferrari ANSA

MELBOURNE – Nelle stesse ore in cui in pista iniziava lo scontro sportivo tra Mercedes, Ferrari e Red Bull, con le prime prove libere del Gran Premio d'Australia, sempre a Melbourne, davanti ai giornalisti, si consumava una battaglia ben diversa ma che vedeva protagoniste le stesse tre squadre, stavolta sul fronte politico. È stata una conferenza stampa molto accesa quella a cui hanno partecipato i tre rispettivi team principal, Toto Wolff, Maurizio Arrivabene e Christian Horner, che non si sono risparmiati scambi di accuse reciproche e frecciatine al vetriolo.

Accordi violati
La prima a finire sul banco degli imputati è stata la stessa Ferrari: l'annuncio dell'ingaggio del tecnico francese Laurent Mekies, fino a ieri uno dei dirigenti della Federazione internazionale dell'automobile, non è infatti piaciuta agli avversari. «Non c'è nulla di sbagliato – ha sostenuto Arrivabene – Abbiamo rispettato assolutamente le leggi locali della Svizzera, dove è stato assunto Laurent. Ma siamo andati ancora oltre, perché gli abbiamo dato sei mesi di pausa. Spero che quelli di Boullier non siano stati altro che commenti, perché qualsiasi presunto o cosiddetto 'gentlemen's agreement' comunque non è legalmente vincolante». Ma gli avversari non sono della stessa idea. Il rischio, quando un ex arbitro scende in campo come giocatore, è che porti in dote alla sua squadra tutti i segreti tecnici degli avversari di cui è venuto a conoscenza nel suo precedente ruolo. Tanto che, nel corso dell'ultima riunione del loro gruppo strategico, i vertici delle varie scuderie avevano deciso di lasciare in pausa per un anno qualsiasi ingegnere assunto dalla Federazione. «I team hanno concordato una posizione chiara – tuona Wolff – Ci deve essere un periodo di almeno dodici mesi di pausa per qualsiasi membro di una scuderia che va a lavorare alla Fia o alla Fom, e viceversa. Alcune squadre spingevano perché questo periodo fosse aumentato a tre anni, ma alla fine abbiamo deciso per dodici mesi. Il peccato è che quel meeting si è svolto meno di sei settimane fa, quando probabilmente già stavano avvenendo delle trattative, dunque quell'accordo non aveva senso. Ovviamente ci si può nascondere dietro alle regole, ma come gruppo abbiamo concordato una decisione. Se non viene rispettata, che senso ha fare questi meeting?». Gli fa eco Horner: «L'aspetto più deludente è che proprio la Ferrari, proprio Sergio (Marchionne, ndr) spingeva per un periodo di pausa di tre anni. Da un lato faceva questo, dall'altro dopo poche settimane ci troviamo in questa situazione. Tutto ciò rende le nostre decisioni una perdita di tempo». Verba volant, ribatte Arrivabene: per ora non è stata messa nero su bianco nessuna norma che regolamenti questo punto specifico. «Il gruppo ha dato mandato ai legali della Fia di valutare le leggi nazionali e darci una risposta al successivo incontro, fissato per il 17 aprile, prima di prendere una decisione», ha concluso il boss della Rossa di Maranello.

Regole da riscrivere
Ma l'ingaggio del nuovo tecnico della Ferrari, in realtà, non è che un aspetto della più generale guerra che sta contrapponendo le varie squadre in questi mesi. Sul tavolo c'è il regolamento tecnico da scrivere per il 2021, ma soprattutto c'è la nuova distribuzione degli introiti commerciali della Formula 1, da concordare tra i team e i nuovi proprietari del circus, il gruppo americano Liberty Media. Ed è evidente che ogni scuderia tenti di tirare acqua al proprio mulino. «Il mio punto di vista è molto semplice: cercare un consenso tra squadre diverse, che hanno assetti diversi e obiettivi diversi, è impossibile – taglia corto Horner, sconsolato – La storia si ripete: succede ogni cinque o sei anni, ogni volta in cui bisogna rinnovare il patto della Concordia. La mia sensazione è che la Liberty, insieme alla Fia, deve spiegarci che forma vuole dare alla Formula 1, come distribuire i proventi finanziari, scrivere un accordo e proporlo alle squadre». Ma i cambiamenti da apportare alle norme restano molti: «È chiaro che l'attuale governance e il modo in cui vengono scritte le regole non sono funzionali – ammette Wolff – Ci sono troppe opinioni e agende diverse sul tavolo e dobbiamo risolvere questa situazione per il 2021, nell'interesse dello sport». Da Arrivabene, in questo caso, arriva un «no comment»: il team principal della Ferrari si attiene strettamente alla posizione del suo presidente Sergio Marchionne, che continua a minacciare di abbandonare la F1 se non passerà la sua linea. «L'unica cosa che voglio dire è di prenderlo sul serio», ha chiosato il manager bresciano.