15 dicembre 2018
Aggiornato 03:30

Elezioni presidente Figc: cambiare tutto per non cambiare nulla

Tre i candidati alla sostituzione di Tavecchio: il favorito Gravina, Sibilia e l’ex calciatore Tommasi, che probabilmente rappresenterà l’ago della bilancia.
I tre candidati con il presidente della Lega B Mauro Balata
I tre candidati con il presidente della Lega B Mauro Balata (ANSA)

MILANO - Potrebbe essere questo il giorno dell’anno zero, quello da cui ripartire dopo la vergognosa mancata qualificazione dell’Italia ai Mondiali di Russia 2018 che ha provocato quel terremoto federale che ha portato alle dimissioni dell’ex presidente Tavecchio. O almeno è quello che tutti si augurano, perchè i segnali che arrivano non vanno proprio in quella direzione, come testimoniato dalla standing ovation ricevuta proprio dal numero uno uscente della Figc nel discorso di commiato registrato questa mattina sul palco dell'Hotel Hilton Rome Airport di Fiumicino dove è in corso l'assemblea elettiva della Federcalcio: «Non buttiamo tutto a mare, ripartiamo dalle basi solide che abbiamo creato - ha sottolineato Tavecchio -. Il cambiamento è già in atto, affido a chi verrà dopo di me una federazione vivace nonostante i continui tagli del Coni. Sarà la storia a dire se abbiamo fatto bene».

Si cambia
Una cosa intanto la possiamo dire anche noi, senza per questo aspettare il risultato delle elezioni o addirittura il responso della storia: la sensazione, alla luce delle candidature presentate in Federazione, è che si proceda in direzione della continuità. In corsa alla elezioni di oggi ci sono tre nomi: Damiano Tommasi, il presidente dell’Associazione Italiana Calciatori; Gabriele Gravina; presidente della Serie C;  Cosimo Sibilia, presidente della Serie D. Escluso l’ex calciatore della Roma, l’unico capace di battagliare fin dal primo momento con Carlo Tavecchio, il nuovo presidente federale si muoverà nel solco di quanto fatto in precedenza, grazie all’appoggio della solita vecchia nomenclatura.

Troppi 3 candidati
Secondo Demetrio Albertini, uno che di elezioni in Figc se ne intende (sconfitto nel 2014 proprio da Carlo Tavecchio), il problema fondamentale è il numero dei candidati: «Tre sono troppi, l'ho sempre detto. Non si è riusciti a fare sintesi e a capire realmente quali riforme concrete fare».
Ha parlato anche il presidente del Torino Urbano Cairo che ha offerto il suo endorsement al grande favorito della vigilia: «Ci sono due componenti, chi appoggia Sibilia e chi Gravina e per questo credo che si vada per metà voti per l'uno e l'altra metà per l'altro. Personalmente ho un'idea che mi porta a Gravina ma vediamo cosa succederà nel corso delle varie votazioni».

Tommasi c’è
Il candidato sulla carte tagliato fuori dai giochi, l’ex calciatore e presidente dell'AIC Damiano Tommasi, è consapevole del proprio ruolo fondamentale nella scelta del nuovo presidente federale: «Al momento siamo ai nastri di partenza. Ci sono tre candidati e vedremo le urne che diranno. Per il momento Tommasi è candidato per fare il presidente e non l’ago della bilancia. Più avanti, nel corso delle votazioni, forse si parlerà di alleanze, vediamo cosa dicono i delegati».

Tre turni
Il regolamento dell’assemblea federale prevede che l'elezione del nuovo presidente della Figc avvenga al primo scrutinio qualora un candidato riporti la maggioranza di tre quarti (75%) dei voti validamente espressi dai delegati. Il quorum poi cala in progressione nelle successivi scrutini: al secondo basta la maggioranza di due terzi dei voti (66%), al terzo basta la maggioranza dei voto (51%). Superato senza successo il terzo scrutinio, "si procede al ballottaggio tra i due candidati che abbiano riportato la piu' elevata somma percentuale di voti espressi. Viene eletto il candidato che ottiene la maggioranza assoluta dei voti validamente espressi.
In caso di mancata elezione di un presidente da parte dell'assemblea della Figc, il Coni procederebbe al commissariamento. Ipotesi al momento lontanissima.