27 settembre 2020
Aggiornato 11:00
Formula 1

«Non licenziate Arrivabene»: lo difende pure Vettel

Il team principal della Ferrari rischia di diventare il capro espiatorio per gli ultimi disastri e di essere sostituito dal direttore tecnico Mattia Binotto. Ma la squadra fa scudo al suo leader

MARANELLO – Nessuno tocchi Maurizio. La Ferrari non ci sta a vedere il suo team principal Arrivabene finito sul banco degli imputati per la recente crisi di affidabilità che ha compromesso la corsa al Mondiale. E, di conseguenza, si stringe attorno al suo capo, riconfermandogli il sostegno di tutto il gruppo proprio nei giorni in cui si rifanno strada le voci di un suo licenziamento e di una sua sostituzione con il direttore tecnico Mattia Binotto. Il primo a farsi avanti è lo stesso Sebastian Vettel, che pronuncia parole chiare alla rivista specializzata tedesca Auto Bild: «In passato, Maurizio è stato spesso criticato. Ma svolge un buon lavoro ed è diventato un vero leader».

Marchionne protegge i suoi
Ma a fare scudo a Maurizio Arrivabene si muove anche il nome più alto di tutti nella gerarchia di Maranello: il presidente Sergio Marchionne. A margine della sua breve apparizione nel paddock di Austin, dove si correva questo weekend il Gran Premio degli Stati Uniti, il manager italo-canadese si è detto contrario a gettare la croce addosso ad un solo capro espiatorio: «No, no – ha risposto al quotidiano finlandese Turun Sanomat – Sia Mattia che Maurizio sono stati coinvolti nel processo, ma dar loro la colpa sarebbe piuttosto idiota. Tecnicamente, come amministratore delegato, anche io sono coinvolto. La cosa importante è che i problemi vengano risolti e che vinciamo: la responsabilità non è mai di una sola persona. Le tre gare asiatiche sono state una somma di eventi sfortunati, e la probabilità che questo si ripeta è bassa. Abbiamo fatto una modifica all'organizzazione portando in squadra un esperto per rafforzare il reparto del controllo qualità». Marchionne fa riferimento all'ingaggio della spagnola Maria Mendoza, che già ricopriva un ruolo analogo per i motori di serie. Di altri cambi al vertice, per ora, non se ne parla: «Abbiamo creato continuità con il rinnovo di Kimi e di Seb, e per ora non voglio dire nulla se non che la continuità è essenziale. Il team sa come vincere», chiosa il numero uno del Cavallino rampante.

Testa bassa e pedalare
Che ora la Ferrari abbia bisogno di tranquillità e di lavoro, piuttosto che di un'ennesima rivoluzione ai vertici, lo conferma del resto anche un grande ex come il plurititolato direttore tecnico Ross Brawn, oggi uno dei responsabili di tutta la Formula 1: «La squadra è sottoposta ad una pressione inutile. Ora dovrebbero calmarsi e concentrarsi sul finale di campionato», ha commentato al settimanale austriaco Speed Week. Bisogna lasciar passare la tempesta, insomma. Dopo, tornerà inevitabilmente la quiete.