14 agosto 2020
Aggiornato 16:30
Calcio | Nazionale

Donnarumma, Raiola e quell'errore da non ripetere

Da un paio di mesi a questa parte le luci della ribalta calcistica sono tutte per Gianluigi Donnarumma. Merito di quanto fatto sui campi di calcio con la maglia del Milan ma soprattutto per le istrioniche performance del suo procuratore Mino Raiola. Basta non tirare troppo la corda: Gigio deve restare tranquillo per continuare a crescere serenamente.

Donnarumma pronto a parare tutte le critiche
Donnarumma pronto a parare tutte le critiche ANSA

MILANO - «Mamma, butta la pasta!», diceva il grande maestro di basket Dan Peterson al termine delle sue telecronache quando ormai i giochi erano fatti. La stessa frase che potremmo ripetere adesso a proposito della lunghissima, estenuante, a tratti stucchevole vicenda Donnarumma, giunta finalmente ai titoli di coda con l’accordo tra Milan e l’entourage del calciatore. Una querelle che ha tenuto con il fiato sospeso l’intero mondo del calcio, non solo quello a tinte rossonere. Comprensibile visto che stiamo parlando dell’erede designato di Gigi Buffon, il portiere candidato a vestire la maglia azzurra per i prossimi 20 anni e diventare in breve tempo il numero uno al mondo. 

Il precedente da scongiurare
Il vero problema è che la strada intrapresa dal fenomenale portierone di Castellammare di Stabia nelle ultime settimane sembra procedere in tutt’altra direzione: un fenomeno mediatico, ecco cosa è diventato Gianluigi Donnarumma. E il merito è tutto del suo geniale procuratore, quell’artista della comunicazione e della gestione dei calciatori che risponde al nome di Mino Raiola. Colui che grazie al suo certosino lavoro di intrighi è riuscito a far avere al suo assistito Balotelli la copertina del prestigioso Time, come uno degli uomini di sport più influenti al mondo. Il fatto che da quel momento in poi l’ex Super Mario abbia perso smalto e credibilità e nell’ordine la maglia dell’Inter, quella del Manchester City, quella del Milan, quella del Liverpool, ancora quella del Milan, naturalmente quella della Nazionale e per finire la stima dell’intero mondo del calcio è un capitolo accessorio evidentemente trascurabile per il potentissimo agente italo-olandese.

Sotto i riflettori
Oggi la famiglia Donnarumma, al di là della comprensibile soddisfazione per aver preso due piccioni con una fava (il rinnovo di contratto a cifre sensazionali per il piccolo Gigio e anche un ingaggio interessante per il meno dotato Antonio) dovrebbe iniziare ad essere terrorizzata alla luce di quello che si sta abbattendo sul povero Gigio, tanto grande e grosso quanto indifeso. Per lui, come Mario Balotelli, il conto in banca non sarà più un problema, ma le avvisaglie di quello che sarà la sua vita da qui in avanti è sotto gli occhi di tutti. Non c’è tweet, esternazione, decisione pubblica o privata, sguardo sereno e terrorizzato, del baby fenomeno di Casa Milan che non scateni immediatamente la reazione del mondo intero: organi di informazione, opinionisti, addetti ai lavori e di conseguenza dei tifosi. 

Finito il credito
Adesso, alla luce dei 6 milioni di euro che Gigio andrà ad incassare ogni anno per il prossimo quadrienno, può considersi concluso il tempo in cui il portiere del Milan poteva permettersi paperoni colossali come quello di Pescara e ricevere contestualmente l’affetto, la comprensione e la vicinanza del popolo rossonero. Gli scenari sono cambiati: tutti aspettano Gigio al varco, in campo e ovviamente anche fuori. E infatti non passa giorno senza che qualcuno non approfitti della popolarità di Gigione per vivere di luce riflessa e dire la sua sulla qualunque, ultime della lista il ministro dell’Istruzione Fedeli  e perfino la professoressa interista Frojo, presidente della Commissione d’esame alla quale Donnarumma non si è presentato. 

Luci della ribalta
Tutto questo grazie al grande intuito di Mino Raiola che con il teatrino del primo rifiuto al Milan e della trattativa in Eurovisione ha preferito piazzare il suo assistito sotto i riflettori della critica, anzichè farlo crescere tranquillo a Milanello, un ambiente sano dove tutti erano disposti a farsi in quattro per salvaguardarlo da critiche, attacchi e ogni tipo di insidia esterna. 
Caro Gigio, è finita l’epoca della tua fanciullezza, è finito il tempo di giocare a pallone. Lo stipendio preteso dal tuo agente adesso non te lo consente più. Ora si pratica il football e non c’è più margine di errore. Per un ragazzino di appena 18 anni non proprio un sano modo di crescere.