17 novembre 2019
Aggiornato 17:30

Capolavoro Hamilton: «Un giro della morte». Lauda in estasi: «Nessuno come lui»

Aveva un solo, ultimo tentativo a disposizione per battere il compagno di squadra Valtteri Bottas, dopo la bandiera rossa che aveva interrotto la qualifica a tre minuti dalla bandiera a scacchi. E con una Mercedes che fino ad oggi non era riuscita a scaldare le gomme così in fretta. Ma ce l'ha fatta

BAKU – Tutto in sei chilometri. Aveva un solo, ultimo tentativo Lewis Hamilton per giocarsi la pole position del Gran Premio dell'Azerbaigian, dopo che nella prima tornata era finito dietro al suo compagno di squadra Valtteri Bottas («Avevo chiesto troppo e ho bloccato la goma all'ultima curva», confessa con il senno di poi). E che il suo ritmo era stato spezzato dalla bandiera rossa che aveva interrotto la sessione, lasciandogli solo gli ultimi tre minuti di tempo per uscire dai box e migliorarsi. «Un giro della morte», lo definisce lui. Che sarebbe potuto anche finire nel peggiore dei modi: come gli era accaduto dodici mesi fa, quando aveva capito a sue spese quanto insidiosi siano i muretti del circuito cittadino di Baku. «Se ho mai vissuto un momento in cui dovevo essere perfetto, era questo – prosegue il campione anglo-caraibico – In qualifica a volte non si riesce a tirare fuori il giro ideale, ma stavolta ce l'ho fatta. Di curva in curva la situazione migliorava e mi ricordo che quando sono arrivato all'ultima ho pensato: 'Per favore, fai che sia abbastanza'. Ed è stato così. Uno dei giri più emozionanti dell'anno».

Contro le leggi della fisica
Il suo vicino di box, che stava già assaporando il sogno di tornare in pole position, è uscito con le ossa rotte: 434 millesimi di distacco. E non può fare a meno di inchinarsi: «Non sono stato abbastanza pulito, non ho trovato sufficiente aderenza – ammette Bottas – Sono deluso di aver perso il miglior tempo, che era il mio obiettivo per oggi. Ma io non sono riuscito ad azzeccare il giro perfetto e Lewis sì». Contro il marziano Hamilton, del resto, un semplice essere umano, per quanto talentuoso come lui, non poteva avere chance: «Non ho mai visto nulla del genere – strabuzza gli occhi perfino un vecchio lupo di mare come il presidente Niki Lauda, ai microfoni della tv inglese Sky Sport – Penso che nessun altro potesse fare quello che ha fatto Lewis oggi. E non è stato facile, perché ieri avevamo avuto qualche problema, ma il team ha svolto un lavoro fantastico per trovare la messa a punto migliore per la macchina». Già, perché in questo Gran Premio la Mercedes era tornata a soffrire dei soliti problemi di riscaldamento delle gomme. E di giri a disposizione per portare gli pneumatici alla giusta temperatura, nel momento decisivo delle prove, il tre volte iridato ne ha avuto solo uno: «Per tutto il weekend, a differenza degli altri, non ero mai riuscito a scaldarli in una sola tornata – conferma Hamilton – Non sapevo se queste gomme sarebbero andate bene per un giro soltanto, avevo addosso molta pressione. Perciò ho dovuto dare il massimo». Un massimo che si è tradotto nella pole position numero 66 in carriera, una di più del suo idolo Ayrton Senna. Che oggi, c'è da giurarci, sarebbe orgoglioso di lui.

Hamilton esulta per la pole position conquistata a Baku
Hamilton esulta per la pole position conquistata a Baku (Mercedes)