24 settembre 2021
Aggiornato 07:30
Calcio - Serie A

Galliani, Locatelli e la scelta politica: al Milan la solita commedia

Società contro tecnico, un film già visto tante volte al Milan negli ultimi anni. Stavolta l’amministratore delegato uscente del club ammette candidamente la scelta politica - non tecnica - di tenere fuori Locatelli, dopo che mister Montella alla vigilia di Milan-Atalanta aveva affermato il contrario.

MILANO - Non esiste errore più grande per una società di calcio che delegittimare il proprio allenatore. Al Milan lo sanno bene visto che le irruzioni - come sempre poco comprensibili - di Silvio Berlusconi sull’operato degli ultimi allenatori rossoneri, hanno via via portato al fallimento tutti i tecnici che da Ancelotti in poi si sono alternati sulla panchina del club di via Aldo Rossi. A cominciare proprio dall’attuale mister del Bayern Monaco nelle sue ultime stagioni al Milan, poi di seguito Massimiliano Allegri, Clarence Seedorf, Pippo Inzaghi, Sinisa Mihalovic, tutti vittime delle invasioni di campo societarie che hanno compromesso la tranquillità del lavoro a Milanello e di conseguenza i risultati della squadra.

Caccia al trofeo n. 29

Quest’anno, complice l’imminente passaggio di proprietà del Milan dalle mani berlusconiane al misterioso consorzio cinese Sino-Europe Sports, le ingerenze dell’imperatore di Arcore e del suo fido braccio destro Adriano Galliani si sono ridotte al minimo, salvo un piccolo rigurgito nelle ultime settimana, ma più che altro per esigenze elettorali. Stavolta però, alla vigilia di Juventus-Milan, finale di Supercoppa Italiana e match che potrebbe consegnare l’ultimo trofeo, il numero 29 in 30 anni di presidenza, alla premiata ditta Berlusconi-Galliani, eccoci di nuovo a commentare qualcosa di inopportuno per la squadra rossonera.

Montella: «non penso alle diffide»

Riepiloghiamo per i più distratti. Alla vigilia di Milan-Atalanta, in risposta alla domanda di un collega sull’opportunità di lasciare a riposo Manuel Locatelli, diffidato e a rischio squalifica in vista della Supercoppa contro la Juve, mister Montella è stato lapidario: «Quando faccio la formazione non penso alle diffide».

Peccato però che al momento di ufficializzare la formazione titolare, la scelta definitiva dell’allenatore del Milan vedeva il baby regista rossonero in panchina e al suo posto in campo Andrea Bertolacci. 

La scelta politica di Galliani

Alla fine del match ci ha pensato proprio Adriano Galliani, con la consueta sicumera e senza alcun timore di aprire un fronte di conflitto interno, a giustificare la decisione: «Su Locatelli è stata fatta una scelta politica, una scelta di conservazione, perchè se avesse preso un'ammonizione avrebbe saltato Doha. Abbiamo scelto noi società e anche il tecnico».

Boom, la sensazione generale che Montella fosse stato costretto a prendere una decisione dall’alto è stata confermata proprio dall’ammissione dell’amministratore delegato uscente. 

Vittoria di Berlusconi

Subito a ruota è arrivata anche la motivazione: «La Supercoppa è un trofeo troppo importante per noi, contro la Juventus che in questo momento è di gran lunga la squadra più forte. Noi partiamo per il golfo pieni di speranze e abbiamo tanta voglia di far gioire i nostri tifosi».

Sarà, ma la convinzione è che l’eventuale vittoria in una competizione di rilevanza assolutamente inconsistente, farebbe felice solo Berlusconi e Galliani che così potrebbero alzare un trofeo inutile prima del loro addio. 

I veri pensieri dei tifosi

Nei pensieri e nei desiderata dei tifosi del Milan probabilmente c’è altro: magari il rimpianto per i tre punti sfumati contro l’Atalanta, ma soprattutto la rincorsa alla prossima Champions League e un mercato dignitoso a gennaio. Invece niente e anche su questo fronte Adriano Galliani è stato chiaro: «Durante la campagna acquisti invernale succederà poco o nulla». 

Con queste premesse, anche un’eventuale vittoria in Supercoppa contro la Juventus sarebbe una ben magra consolazione.