25 gennaio 2020
Aggiornato 20:00
Così il pilota Honda affronterà il finale di stagione MotoGP

Marquez snobba Valentino Rossi: «Penso a vincere, non a ciò che dice lui»

Il leader del Mondiale tiene gli occhi solo sulla pista, concentrato a difendere il suo vantaggio di 43 punti. Vietato farsi trascinare in quei giochi psicologici di cui il Dottore è maestro: «Eviterò le provocazioni, vado per la mia strada»

Marc Marquez sulla griglia di partenza a Misano
Marc Marquez sulla griglia di partenza a Misano Michelin

ROMA – In pista, finora, il più efficace è stato lui: lo dice inopinabilmente la classifica generale, che Marc Marquez comanda con ben 43 punti di vantaggio. Ma in MotoGP il duello non si conclude mai con la bandiera a scacchi: continua anche fuori pista, su un campo, quello psicologico, dialettico, il cui maestro è da sempre Valentino Rossi. Il leader del Mondiale, travolto l'anno scorso dalle accuse di biscotto, lo sa bene: per questo, a dodici mesi di distanza, sostiene di avere imparato a tenere gli occhi fissi sul bersaglio. «Se vinco il titolo, non mi interessa quello che dicono gli altri, onestamente – risponde il pilota di Cervera al quotidiano sportivo spagnolo Marca – Non posso pensare a questo, ora. Penso invece al fatto che sto vincendo con merito, perciò cercherò di continuare con questa mentalità e poi vedremo. Spero di poter dire, alla fine dell'anno, che ho vinto un titolo non facile». Il miglior modo per non farsi battere da Rossi sul suo campo è quello di restarne lontano. Insomma, di non accettare le sue provocazioni: «Se non partecipi al gioco, il gioco non c'è. Se vai per la tua strada, segui lo stesso metodo di lavoro, con la stessa mentalità, non hai alcuna possibilità di farti trascinare nei duelli dialettici. In pista è sempre diverso: lì ognuno dà il massimo, fa i suoi interessi e cerca di vincere».

Se Lorenzo e Rossi si spronano a vicenda
Per quanto Marquez cerchi di ignorarla, però, la tensione in questo finale di Mondiale è tornata altissima: prova ne sia la lite in mondovisione che Jorge Lorenzo ha innescato con Vale nella conferenza stampa dopo l'ultima gara a Misano. Una lite sulla quale il portacolori della Honda non vuole esprimersi, ma su cui ha comunque una teoria molto personale: finirà per agevolare entrambi i suoi avversari della Yamaha. «Ho avuto l'opportunità di vederla, non è stata male – racconta – Come è andata l'hanno vista tutti, non mi interessa commentare o farmi mettere in mezzo. L'unica cosa che mi importa è fare il mio lavoro e lottare per il titolo, chiunque sia il mio avversario. Personalmente, semmai, penso che questo tipo di scontri ti facciano crescere e andare più forte. Inconsciamente fanno il gioco di entrambi. Vincere le gare contro di loro sarà ancora più difficile, ma l'unica cosa che posso fare è cercare di andare più forte di tutti e due». Lui, dal canto suo, risponde con quell'atteggiamento più maturo, più conservativo durante le gare, che quest'anno abbiamo imparato a conoscere: «Lo vedete già, almeno un po'. Non evito i rischi: se mi trovo a mio agio, come è successo a Silverstone, mi gioco tutte le mie carte. Ma se non mi sento bene, vedo che non è la mia domenica, ci sono piloti che vanno più forte, come a Misano, cerco di portare a casa i punti. Bisogna capire come gestire le situazioni nel modo migliore». Ma se alla fine questo benedetto Mondiale lo dovesse perdere? «Non sarebbe la fine del mondo. Ogni anno parto con l'obiettivo di vincere e ogni anno c'è la stessa pressione. Cerco di mettere in campo questa mentalità e, se non vinco, non importa come, per me è un fallimento. Quando senti vicina la vittoria, chiaramente fa ancora più male. Ma per ora a questo non penso, penso solo a vincere».