28 settembre 2020
Aggiornato 16:30
Calcio - Serie A

Basta chiacchiere, ora al Milan servono i fatti

Continuano le manifestazioni di stima e affetto da parte dei calciatori rossoneri nei confronti del tecnico Mihajlovic. Poi però dal campo arrivano segnali in controtendenza con certe dichiarazioni: anziché grinta, cattiveria agonistica, voglia di vincere, emerge solo pigrizia, indolenza e nervosismo diffuso.

MILANO - Alla lunga schiera dei fedelissimi di Mihajlovic, da ieri si è iscritto anche Andrea Bertolacci. Dopo le esternazioni tutte pro-tecnico dei vari Montolivo, Abate, Abbiati, ieri sono arrivate anche le parole del centrocampista romano, ancora oggi al centro di una nutrita serie di polemiche legate al suo acquisto dal club giallorosso per la generosa somma di 20 milioni di euro.

Bertolacci, ultimo della lista
Inutile sorprendersi di fronte alla levata di scudi dei tifosi rossoneri nei confronti dell’ex genoano. Arrivato con le stigmate del salvatore della patria e di nuovo faro del centrocampo rossonero, Bertolacci non solo non ha ancora conquistato il cuore della gente milanista, ma nemmeno quello di Sinisa Mihajlovic che infatti continua ad utilizzarlo con parsimonia e a metterlo in campo solo in caso di assenze forzate di Montolivo e Kucka.

Fatti, non parole
Ma questa è un’altra storia. Quello che conta è che tutta la squadra sembra compatta a difesa del tecnico dagli attacchi del presidente Berlusconi, ormai sempre più deciso a mandar via l’ex allenatore della Sampdoria. Peccato - per il Milan e per la sua indomita tifoseria - che a tante belle parole, poi i calciatori rossoneri non riescano a far seguire i fatti. Le prestazioni indecorose offerte nella duplice trasferta contro Sassuolo e Chievo, bottino totale un solo punto conquistato, con 0 - leggasi zero - gol fatti e due subiti, non fanno che confermare tutti i dubbi degli osservatori: se la squadra è davvero con Mihalovic perché poi in campo scende con tanta irritante indolenza?

Occasione Lazio
È questo l’interrogativo che si pongono un po’ tutti. Un gruppo monolitico, coeso, unito a difesa del proprio allenatore, poi in campo dovrebbe dimostrarlo garantendo ardore, cattiveria agonistica, animus pugnandi e soprattutto voglia di vincere. Tutto quello che invece è drammaticamente mancato nelle ultime due settimane. E allora forse è arrivato davvero di dimostrare al mondo intero - e soprattutto al presidente Berlusconi - che la squadra è tutta al fianco di Sinisa Mihajlovic ed è pronta a lottare con lui. Per farlo però occorre ricominciare a vincere e offrire prestazioni convincenti, già da domenica sera quando a San Siro arriverà la Lazio, tra l’altro proprio il club che, secondo radio mercato, potrebbe rappresentare la nuova destinazione del tecnico serbo nella prossima stagione.