14 luglio 2020
Aggiornato 06:30
Calcio | Milan

Milan, una scarpa d’Oro piena di rimpianti

L’esplosione di Niang non mitiga l’amarezza dei tifosi rossoneri per quanto sta facendo con la maglia del Borussia Dortmund l’attuale Scarpa d’Oro Pierre-Emerick Aubameyang, cresciuto nel Milan e ceduto 4 anni fa da Galliani per 2 milioni di euro. Il suo valore attuale si aggira sui 60.

MILANO - Oggi il Milan può permettersi il lusso di lucidare il diamante purissimo, per quanto ancora grezzo, di M’Baye Niang, ma a qualche centinaio di chilometri a nord di Milano gioca un altro attaccante fenomenale, anche lui colored, cresciuto in Francia ma di origini africane (è del Gabon) che sta facendo letteralmente sfracelli, acuendo gol dopo gol il rimpianto dei tifosi rossoneri per non averlo più in squadra. Parliamo naturalmente di Pierre-Emerick Aubameyang, attaccante del Borussia Dortmund e della Nazionale gabonese, ancora molto giovane (nato a Laval il 18 giugno 1989) ma già protagoniste da diverse stagioni in Europa prima con la maglia del Saint-Etienne e ora con quella giallonera dei tedeschi di Vestfalia. 

Aubameyang Scarpa d’Oro
Con la doppietta segnata allo Stoccarda nello scorso weekend in Bundesliga, Aubameyang ha già raggiunto un primato personale che dice tutto della crescita esponenziale di questo ragazzo. Oggi, dopo 22 partite disputate, l’attaccante gabonese ha già realizzato 25 reti, tante quante ne aveva realizzate lo scorso anno. Solo che stavolta ha già raggiunto l’obiettivo a novembre, traguardo strepitoso che gli consente al momento di guidare la classifica della Scarpa d’oro e guardare dall’alto in basso tutti i più grandi cannonieri d’Europa, Alex Teixeira (Shakhtar) e Towell (Dundalk) che lo inseguono più da vicino, ma soprattutto le leggende del gol Lewandowski, Neymar, Suarez, Messi, Cristiano Ronaldo, Ibrahimovic e Higuain.

Dal Milan al Saint-Etienne per 2 milioni
Grazie a questo exploit senza precedenti, le quotazioni di Aubameyang sul mercato degli attaccanti sono schizzate alle stelle e oggi per pensare anche solo di sedersi al tavolo con il Borussia Dortmund servono almeno 60 milioni di euro. Non male per un ragazzino che è cresciuto nel vivaio del Milan pur non avendo mai giocato una partita ufficiale con la prima squadra. La storia calcistica dell’ultimo dei tre fratelli Aubameyang (il primo fu Catilina, classe 1983, poi Willy, nato nel 1987 e infine Pierre-Emerick, tutti cresciuti in rossonero) racconta che Adriano Galliani decise di mandarlo in giro a farsi le ossa dal 2008 al 2011, tra Digione, Lille e Monaco, per poi cederlo definitivamente al Saint-Etienne (sempre grazie a quel maledettissimo prestito con diritto di riscatto), in cambio della miserevole cifra di 2 milioni di euro. 

Il solito errore di leggerezza
C’è chi oggi sostiene che credere quattro anni fa in quel ragazzino che già allora aveva come massima aspirazione possedere auto di grossa cilindrata, fosse impossibile. Forse è vero, ma un club glorioso e ricco di storia e tradizione come il Milan, dovrebbe essere pronto a gestire i talenti del proprio vivaio con un pizzico di maggiore attenzione e previdenza. Ed è per questo che da quest’anno, dopo la perdita di un altro eccezionale talento come Riccardo Saponara, l’Ac Milan ha nominato l’ex allenatore in seconda per tanti anni, Mauro Tassotti, responsabile del percorso di crescita dei tanti calciatori milanisti mandati a giocare in prestito, con l’obiettivo di evitare altri casi Aubameyang o Matteo Darmian, altro ex rossonero acquistato la scorsa estate dal Manchester United per 20 milioni di euro. 

La chiaroveggenza non è una virtù richiesta ai dirigenti di calcio, ma l’oculatezza si.