10 dicembre 2019
Aggiornato 04:00

Mihajlovic traballa, il Milan si guarda attorno

Malgrado i cinque risultati utili consecutivi ottenuti dai rossoneri, il gioco del Milan non decolla e la distanza dalla vetta è sempre considerevole. Il test con la Juve potrebbe essere decisivo per il futuro del tecnico serbo e già si parla dei possibili sostituti: Guidolin per chiudere la stagione e Conte dal prossimo anno.

MILANO - Che il rapporto tra Silvio Berlusconi e Sinisa Mihajlovic non sia idilliaco può ad oggi essere considerato un fiorito eufemismo. Fin dal primo giorno della sua presidenza, ormai risalente a 30 anni fa, tutti gli allenatori scelti non espressamente dal numero uno rossonero - quindi da Galliani - hanno avuto vita difficile. È stato così per gli stranieri Tabarez e Terim, per il comunista Zaccheroni, per il brasiliano Leonardo, per il livornese Allegri (malgrado il «physique du rôle») e lo è oggi per l’attuale tecnico del Milan.
Al di là delle presunte insofferenze di patron Silvio nei confronti dei pupilli del suo braccio destro, c’è da dire che Sinisa Mihajlovic non è che abbia fatto molto finora per guadagnarsi stima, fiducia e rispetto da parte del suo datore di lavoro. Il Milan serbo è ancora un cantiere aperto e volendo essere cavillosi, tolte la partita disputata e vinta all’Olimpico contro una scadentissima versione della Lazio, risulta difficile scegliere due o tre bei momenti di calcio nelle prime dodici giornate rossonere.

Sinisa, decide la Juve
È pur vero che i 20 punti ottenuti finora non sono pochi, specie se messi a confronto con le ultime tormentate stagioni (nel 2012-13 il Milan si fermò a 14 punti, nel 2013-14 a 13, l’anno scorso, con Inzaghi in panchina, i rossoneri arrivarono a 18 punti), ma nulla di paragonabile con le aspettative  elevatissime di inizio campionato dopo un mercato sontuoso - concordato interamente da Galliani con Mihajlovic - da quasi 90 milioni di euro investiti.
Ed è per questo che il big match della tredicesima giornata di campionato, Juventus-Milan, potrebbe già essere decisivo per il futuro dell’ex allenatore sampdoriano. Difficile che, anche in caso di pesante sconfitta, possa scattare l’esonero immediato, ma negli ultimi giorni ha preso a circolare insistente una voce secondo cui Silvio Berlusconi in persona avrebbe già contattato Francesco Guidolin per il dopo-Mihajlovic. 

Guidolin il traghettatore
Sembra che la telefonata intercorsa tra i due sia da far risalire all’immediato dopoderby del Trofeo Berlusconi, una sconfitta particolarmente dolorosa - inutile spiegarne i motivi - per il numero uno rossonero. L’ex allenatore dell’Udinese si sarebbe subito reso disponibile ma i cinque risultati utili consecutivi hanno momentaneamente frenato l’operazione. Per la cronaca, Guidolin ha appena rifiutato la panchina del Verona ed è lecito immaginarne le ragioni.
La vera notizia è che il tecnico veneto sarebbe stato precettato solo per condurre in porto nella miglior maniera possibile la stagione in corso e lui avrebbe accettato di buon grado un ruolo di traghettatore, perché per il prossimo anno il sogno nel cassetto di Silvio Berlusconi è un altro. 

Conte, il sogno di Berlusconi
Il riferimento scontato è all’attuale ct della Nazionale di calcio, impegnato con gli azzurri fino a giugno 2016, quando l’Italia disputerà la fase finale degli Europei in Francia. Sembra oggettivamente impossibile che al termine di questa esperienza Antonio Conte decida di restare in federazione altri due anni, con vista Mondiale 2018. Troppo grande la voglia di campo e di lavoro quotidiano da parte del tecnico leccese per non pensare seriamente ad una nuova avventura sulla panchina di un grande club.
A puntare su Antonio Conte ci sono anche tante big europee, dal Manchester United al Chelsea, passando per Bayern e Real Madrid, ma è pur vero che Berlusconi e Galliani hanno un conto aperto con l’ex allenatore della Juventus, che già stava per diventare rossonero nell’estate del 2014. Stavolta forse ci siamo, con buona pace di Mihajlovic che dovrà accontentarsi di una breve ma intensa stagione in quel di Milanello.
A meno che i risultati non inizino ad arrivare copiosi. A quel punto anche il diffidente presidente del Milan potrebbe rivedere le sue posizioni.