7 dicembre 2019
Aggiornato 12:00

Inzaghi salva la panchina ma la stagione del Milan è finita

Ennesima sbandata difensiva nei minuti finali che consente la rimonta ad una coraggiosa Fiorentina. Una partita discreta dei rossoneri salva la panchina di Inzaghi, ma a questo punto non c’è più nulla per cui lottare. E in attesa di scoprire il nome del prossimo tecnico, fioccano i paragoni con Clarence Seedorf.

FIRENZE - Alla fine della partita persa malamente a Firenze, almeno un dubbio Galliani l’ha avuto: guardare il bicchiere mezzo vuoto dell’ottava sconfitta in campionato, dei numeri impietosi e di una stagione ormai senza più nulla da chiedere oppure la prestazione - a tratti decorosa - dei rossoneri?
L’ottimismo in casa Milan ha vinto e così Filippo Inzaghi ha mantenuto saldo il posto sulla panchina rossonera, a questo punto fino alla fine della stagione. Perché la sconfitta rimediata al Franchi di Firenze negli ultimi minuti di gioco almeno un paio di certezze le ha regalate alla dirigenza di via Aldo Rossi: la prima è che ormai anche il sogno dell’Europa League non ha più alcun senso, la seconda è che la carriera di Super Pippo allenatore del glorioso club con cui ha dominato in Italia, in Europa e nel mondo, può considerarsi conclusa alla fine di questa stagione.

DI FRONTE UNA FIORENTINA SULLE GAMBE - La partita, dicevamo. Nei giorni scorsi si era parlato diffusamente di quanto il Milan avesse bisogno di una partita coraggiosa per riuscire a spuntarla sul terreno di un’indomita Fiorentina. La squadra di Montella, apparsa ieri per lunghi tratti di gara letteralmente sulle gambe, sembrava davvero l’avversario ideale per il Milan molliccio, tremebondo e timido visto nelle ultime settimane. Troppo duro il calendario di questo inizio 2015 per i ragazzi di Montella, tra campionato, Coppa Italia e Europa League. Tanto da costringere il tecnico gigliato ad un ricco turn over e lasciare in panchina Salah, Badeli, Joaquin, Babacar etc. etc. L’occasione giusta quindi, offerta in dono a Pippo Inzaghi, per approfittarne.

MEXES: MISTER NON POSSIAMO GIOCARE COSÌ BASSI - Ma questo Milan, ancora una volta, ha dimostrato di essere tutto fuorché una squadra coesa. Quando a pochi minuti dalla fine, con i rossoneri in vantaggio per 0-1, grazie al piedino «inzaghiano» di Mattia Destro intervenuto diabolicamente su una conclusione maldestra di Jack Bonaventura, Philippe Mexes si è avvicinato alla panchina di Inzaghi per lanciare l’allarme («Mister, se restiamo così bassi prima o poi il gol lo prendiamo»), si è avuta la nitida sensazione di come sarebbe andata a finire.
Come al solito, verrebbe da dire. Perché con i tre persi ieri, il Milan ha consolidato il poco prestigioso primo posto nella classifica delle squadre che hanno lasciato per strada il maggior numero di punti da situazione di vantaggio. Ben 21 per i rossoneri. E questo vorrà pur dire qualcosa.

SEEDORF, STESSI PUNTI DI INZAGHI MA CON 8 PARTITE IN MENO - E a questo proposito provate a riguardare alcuni numeri. Da 10 anni non si perdeva a Firenze. Dal 2001 non si infilavano 9 trasferte consecutive senza vincerne una. 35 punti ottenuti su 81 complessivi, frutto di 8 vittorie, 11 pareggi e 8 sconfitte, dopo 27 giornate.
Cifre che danno la stura ai richiami nostalgici delle vedove di Clarence Seedorf. L’ex centrocampista rossonero, giubilato ferocemente dopo la sua mezza stagione sulla panchina rossonera, aveva ottenuto gli stessi punti di Inzaghi, ma con 8 partite in meno. Un’enormità. Chissà, forse invece di cacciarlo, sarebbe stato più opportuno ascoltarlo quando affermava - in maniera forse troppo sfacciata - che 3/4 della rosa erano da rottamare.

SARRI, MONTELLA O CONTE PER IL FUTURO - Messo comunque il passato alla porta, ormai Berlusconi e Galliani hanno fatto la loro scelta. Licenziare Inzaghi adesso non avrebbe senso visto che la stagione ormai è definitivamente compromessa, ma di certo l’anno prossimo sarà quello della svolta. L’ennesima si dirà, ma chissà che stavolta non sia davvero quella buona. Che nasca l’era Sarri, o quella Montella, o quella Conte, poco importa. L’importante è che si faccia qualcosa di importante per rianimare questo povero diavolo. I tifosi del Milan lo meritano ed anche il calcio italiano.